Il fenomeno migratorio nella sua semplicità

Come ha correttamente indicato Pietro Benassi, Ambasciatore della Repubblica Italiana in Germania, «negli ultimi anni un numero crescente di connazionali, tra cui molti giovani, ha scelto la Germania per cercare un posto di lavoro». Un po’ approssimativa è invece l’analisi che l’ambasciatore fa delle cause: Questo recente fenomeno migratorio è parte di un fenomeno più ampio, che è quello della migrazione interna all’Unione europea: da alcuni anni si assiste infatti ad una “nuova mobilità” tra gli Stati membri dell’UE che interessa anche altri grandi Paesi della cosiddetta area occidentale, e che coinvolge una nuova forma di cittadino, comunitario, che fa della mobilità e della preparazione in ambito internazionale il proprio lasciapassare per la propria realizzazione in termini professionali. Stando all’ultimo rapporto, infatti, nel 2015 hanno lasciato l’Italia ben 107.000 connazionali, che si sono andati ad aggiungere ai quasi cinque milioni che già vivono all’estero. Che siano tutti italiani al passo con i tempi in cerca di realizzazione professionale? Comprendo che la veste che ricopre impedisca all’ambasciatore di chiamare le cose col proprio nome, ma ridurre il fenomeno migratorio degli ultimi anni al semplice capriccio di un gruppo di neolaureati che si muovono con entusiasmo all’interno di un mercato del lavoro globale è una favola ormai poco credibile. Dell’intero fenomeno migratorio, infatti, la componente descritta dall’ambasciatore è solo una parte e dietro questa scelta spesso si cela la necessità – economica, materiale – più che una precisa volontà (non dimentichiamo che la disocuppazione giovanile in Italia ha quasi toccato il 40% –… Leggi tutto »

Grande opera o diversivo? Referendum o plebiscito?

Bisogna andare indietro di appena sei anni per ritrovare Matteo Renzi alla Stazione Leopolda, dove l’incredibile ascesa del Premier ha avuto inizio. Per la precisione era il novembre 2010 quando i rottamatori si riunirono per mettere, nero su bianco, il manifesto di chi chiedeva un rinnovamento, la cosiddetta “Carta di Firenze”. Interessante, tra tutti, un passaggio in particolare: Ci accomuna il bisogno di cambiare questo Paese, un Paese con metà Parlamento, a metà prezzo, un Paese dalla parte dei promettenti e non dei conoscenti. Che permetta le unioni civili, come nei Paesi civili; che preferisca la banda larga al ponte sullo Stretto; che dica no al consumo di suolo, e sì al diritto di suolo e di cittadinanza. Ebbene, oggi, ventisette settembre 2016, quasi sei anni dopo, Matteo Renzi, che delle vesti del rottamatore conserva ormai ben poco, rilancia l’idea del ponte sullo Stretto. Un’idea che la politica italiana ha riciclato per oltre trent’anni. E su cui ha sempre finito per crollare miseramente, al punto che, nella coscienza collettiva, il ponte sullo Stretto non rappresenta la grande opera per eccellezza, quella che l’Italia vorrebbe mostrare orgogliosa al mondo intero, bensì la promessa della disperazione, la più estrema velleità, l’ultima carta da giocare quando il gioco volge al termine e il politico di turno capisce di essere ormai arrivato al capolinea. Il discorso vale anche per Matteo Renzi, che con ogni probabilità riuscirà a vivacchiare in qualche modo fino al 2018, ma sulla cui testa pende una spada di Damocle, il referendum… Leggi tutto »

Sulle Olimpiadi di Roma hanno ragione i grillini

Chiariamo subito: sulla candidatura di Roma per le Olimpiadi 2024 hanno ragione i grillini – è senza dubbio da ritirare – ma non per le ragioni sostenute dal Movimento 5 Stelle. Il problema non sono i costi – esorbitanti e imprevedibili – né tantomeno le eventuali speculazioni dei palazzinari. Se smettessimo di avviare progetti frenati dalla paura di eventuali speculazioni, il Paese si fermerebbe oggi stesso. D’altra parte i controlli si applicano per una ragione precisa. A mio modesto avviso, si schierano contro la candidatura di Roma per le ragioni sbagliate anche i detrattori sistematici del Movimento 5 Stelle. Questi sostengono, più semplicemente, che la giunta grillina non sarebbe in grado di gestire un evento di questa portata, ma, per come la vedo io, non si tratta nemmeno di una questione di competenza, sebbene le capacità amministrative dei pentastellati possano destare motivate perplessità. Non c’è dubbio che il caos che si è abbattuto sulla gestione della capitale da quando Virginia Raggi è stata eletta sindaco non lascia presagire nulla di buono, ma è anche vero che nell’organizzazione delle Olimpiadi spesso hanno fallito anche amministrazioni esperte e competenti. Quindi il colore della giunta è, a mio avviso, irrilevante in questo caso. Ma allora perché affossare la candidatura di Roma? Per cominciare la proposta è irricevibile. Roma, infatti, da diverso tempo versa in uno stato di degrado pressoché totale. Una vergogna nazionale, più che un vanto. Ve lo assicura uno che ha vissuto in ben quattro capitali europee (Roma, Berlino, Lisbona, Budapest)… Leggi tutto »

Il web che condanna ora piange Tiziana Cantone

Tiziana Cantone era una ragazza napoletana di trentun anni, diventata famosa sul web per un video porno amatoriale nel quale praticava sesso orale al proprio amante. Della ragazza, in realtà, giravano diversi video, anche ben più spinti, ma solo uno di questi ha conosciuto una diffusione virale fino a diventare fonte d’ispirazione di svariati meme: quello del tradimento, appunto, dove il turpiloquio e le colorite prese in giro rivolte al fidanzato tradito hanno scatenato l’ilarità generale in tutto lo Stivale. Oggi apprendiamo dai giornali che la ragazza ha pagato a caro prezzo quella popolarità indesiderata. Tiziana Cantone si è infatti impiccata con un foulard nella casa in cui viveva con la madre. L’avvocato della ragazza, tempo addietro, aveva invocato il diritto all’oblio, riuscendo a ottenere dal giudice la rimozione del video in questione da motori di ricerca e social network. Tiziana sembrava quindi pronta a rifarsi una vita, aveva anche ottenuto il via libera per il cambio d’identità, ma lo sconforto deve aver preso il sopravvento. Non spetta a me giudicare la figura di Tiziana Cantone e non intendo con questo post né riabilitarla né condannarla per le sue azioni. Voglio qui limitarmi a riportare i fatti, perché la vicenda offre interessanti spunti di riflessione e una riflessione sarebbe, a questo punto, doverosa, anche solo per evitare che certi episodi possano ripetersi ancora. Non è la prima volta, infatti, che storie del genere si verificano in Italia. Se la memoria non m’inganna, un caso analogo – il primo di rilevanza… Leggi tutto »

Fertility Day: in difesa di Beatrice Lorenzin

La gente vede solo quello che vuole vedere. Soprattutto se con la coda di paglia o in malafede. Basterebbe questa frase per archiviare l’intera polemica sul Fertility Day, ideato e promosso dal Ministro della salute, Beatrice Lorenzin. Ma vediamo di capire perché il polverone sollevato dalle cartoline promozionali dell’iniziativa, oltre che pretestuoso, è anche fuori luogo. Quando si analizza un testo bisogna sempre tenere presente chi quel messaggio l’ha confezionato. Si tratta del più elementare processo di decodifica, grazie al quale possiamo inquadrare il senso del messaggio, evitando interpretazioni distorte. Partiamo quindi da una semplice costatazione: l’ideatore della campagna è il Ministero della Salute. Questo ci permette di inquadrare la questione della denatalità come problema sanitario. E sarebbe stato sufficiente fare un salto sul profilo Twitter della campagna per capire che l’iniziativa mirava solo a sensibilizzare sull’importanza della salute riproduttiva. Che cosa c’entrano, allora, tutte le accuse di fascismo, maschilismo, sessismo che abbiamo letto in questi giorni? Ma soprattutto: che cosa c’è di sbagliato in un Ministero della Salute che ricorda ai propri cittadini che fattori come fumo e obesità possono compromettere la fertilità o che la maternità presenta limiti temporali? Non è forse vero che, dopo una certa età, la procreazione, oltre che difficoltosa, espone a seri rischi sia la madre sia il nascituro? E allora quale sarebbe l’atto vile e barbaro di cui è responsabile la Lorenzin? E perché, per esempio, quando il Ministero della Salute mette in guardia dai rischi legati alla guida in stato di ubriachezza, non… Leggi tutto »

Svezia Paese modello? Sì, da non seguire

La Svezia rientra nel novero di Paesi con cui tendiamo a misurare la nostra mediocrità. L’Italia è un Paese corrotto, amministrato da una classe politica inadeguata; i servizi spesso non sono all’altezza, la disorganizzazione è evidente a tutti i livelli; la qualità della vita peggiora di anno in anno; abbiamo tra i salari più bassi d’Europa, i diritti dei lavoratori vengono calpestati di continuo e in quanto a diritti civili siamo forse ancora più arretrati. Poi ci sono Paesi come la Svizzera, la Germania, la Danimarca e, appunto, i Paesi scandinavi: organizzati, civili, dove la qualità della vita raggiunge standard per noi impensabili. Eppure non è tutto oro ciò che luccica. E il discorso vale anche per la Svezia, un Paese che sulla carta sembra perfetto, un modello di civiltà a cui tendere, ma che a ben vedere presenta anche forti debolezze. La Svezia può sicuramente vantare una democrazia più evoluta, un tenore di vita elevato e un’organizzazione di primo livello, ma è anche il triste risultato di un esperimento sociale che ha portato alla completa dissoluzione di qualsivoglia spirito di comunità. “La teoria svedese dell’amore”, l’ultimo film di Erik Gandini, regista nato in Italia da padre italiano e madre svedese, riassume egregiamente tutto ciò e, alla odierna società svedese, contrappone le parole del sociologo polacco Zygmunt Bauman e una realtà completamente diversa, l’Etiopia, che non conoscerà mai il tipo di benessere che è possibile sperimentare in Svezia, ma da cui il Paese scandinavo avrebbe molto da imparare, soprattutto sul… Leggi tutto »

L’insostenibile leggerezza di Luca Bizzarri

Luca Bizzarri è un comico – dovrebbe fare ridere. E soprattutto dovrebbe limitarsi a fare quello. Al massimo, volesse dare sfogo alla propria vena polemica, potrebbe provare con la satira, ma in genere non è celebrato per quel tipo di comicità. I suoi contenuti non sono abbastanza, come dire… Sofisticati? Eppure, di tanto in tanto, Luca Bizzarri decide di improvvisarsi qualcosa di diverso, come quel comico – genovese anche lui, chissà che aria tira da quelle parti – che ha smesso di fare il comico per reinventarsi come politico. Ecco allora che anche il nostro Luca Bizzarri si fa serio e se ne spunta con qualche sparata di pessimo gusto, come quella che potete ammirare qui sotto. Dal tono e dall’argomento potete facilmente intuire che non siamo di fronte a una semplice battuta mal riuscita. Quella di Luca Bizzarri è a pieno titolo una provocazione semi-seria, come quelle che già inframezzava durante la conduzione delle Iene. A rendere ulteriormente insopportabile l’affermazione, è la leggerezza con cui Bizzarri esterna certi pensieri di fronte a una vasta platea di fan adoranti che, per tutta risposta, se la ridono compiaciuti. C’è chi persino dice all’attore di essere un genio per l’acume di quanto appena espresso… Ovvero un’affermazione stupida, qualunquista, irrispettosa verso miliardi di credenti e che può essere facilmente smentita dalla storia, oltre che dal buonsenso: ogniqualvolta qualcuno ha provato a mettere al bando la religione, le conseguenze sono state disastrose. Ma mi guardo bene dall’entrare nel merito della questione (l’affermazione, data la… Leggi tutto »

Vacchi e il vuoto esistenziale dell’italiano medio

Ho meditato a lungo se scrivere o meno questo post. Non mi andava di contribuire all’ingiustificato chiacchiericcio sulla figura di Gianluca Vacchi. Il punto è che non c’è neanche una valida ragione per parlare di un personaggio così irrilevante. In un Paese normale non ci sarebbe neanche bisogno di specificarlo – questa sarebbe un’ovvietà – ma l’Italia, non mi stancherò mai di ripeterlo, non è un Paese normale e dunque eccomi qui, a scrivere anch’io di questo Peter Pan quasi cinquantenne che tanto spopola sui social network. Per prima cosa proviamo a definire Gianluca Vacchi. Interrogato sulla questione, il viveur bolognese non ha alcun dubbio: imprenditore di successo. Ma cosa avrà mai fatto di tanto superlativo quest’uomo? Fondato la Apple italiana? Ideato un business innovativo? Dato lavoro a migliaia di persone? Nulla di tutto questo. Anzi, come spiegato da diverse testate, l’attività imprenditoriale del personaggio è tutto, fuorché esaltante: basti pensare che il nostro eroe non ha mai restituito alla Banca Popolare di Verona un prestito di 10,5 milioni di euro ottenuto nel lontano 2008. La First Investments spa – principale attività del dandy più chiacchierato dell’estate – non ha potuto rimborsarlo. Chi se ne frega, «enjoy» – direbbe il viveur. In realtà, Gianluca Vacchi deve molto all’azienda di famiglia, l’IMA, di cui possiede il 30% delle quote. L’azienda, però, è amministrata dal cugino Alberto, mica da Gianluca, che fin qui può dunque definirsi ereditiere e scialacquatore. Che dire poi di quell’orda ingiustificata di fan? Il fantomatico imprenditore ha dato prova… Leggi tutto »

Un’idea semplice per trasferire i soldi all’estero

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Non mi piace scrivere il panegirico di aziende. Il motivo è semplice: non voglio che questo sito diventi un generatore di marchette o, nel migliore dei casi, un aggregatore di reviews di prodotti e servizi. Per TransferWise, però, faccio volentieri un’eccezione. Più avanti spiegherò il perché. Chi, come il sottoscritto, vive all’estero da anni, sa bene quanto possa essere frustrante trasferire soldi all’estero (per esempio per mandarne ai familiari oppure per spedire i propri risparmi altrove). Il bonifico verso l’estero richiede infatti tempi più lunghi e, nella maggior parte dei casi, è abbastanza costoso. Questo perché oltre agli eventuali cambi di valuta, non sempre favorevoli, le banche in genere applicano commissioni aggiuntive per il servizio e la conversione, spesso in maniera non del tutto trasparente. L’alternativa per chi non vuole regalare soldi alle banche con inutili commissioni è TransferWise, che nasce da un’idea estremamente semplice. Supponiamo che il cliente viva in Inghilterra e abbia la necessità di trasferire i soldi su un conto in Italia. Il cliente non dovrà fare altro che trasferire le sterline dal proprio conto inglese al conto inglese di TransferWise, dopodiché l’azienda trasferirà il corrispettivo in Euro dal proprio conto italiano al conto italiano del ricevente. Con un bonifico tradizionale ci sarebbe un’unica transazione tra due Paesi diversi; quello che invece fa TransferWise è porsi come tramite tra due trasferimenti nazionali. In questo modo i costi del servizio e di conversione sono aggirati e la banca non ha modo di speculare sulla transazione. TransferWise è quindi un’azienda che va elogiata… Leggi tutto »

Cosa NON vi mancherà all’estero dell’Italia

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Non troppo tempo fa vi ho raccontato quali credo essere le cose dell’Italia di cui più si sente la mancanza all’estero. Ma quali sono, invece, gli aspetti del Belpaese che, con ogni probabilità, non vi mancheranno per nulla? La cafonaggine di certi italioti è la prima cosa che mi viene in mente, ma, come ho già avuto modo di ricordare, ne abbiamo esportata così tanta da ritrovarla facilmente anche oltre i confini nazionali. Cosa, dunque? La scena politica, senza alcun dubbio. L’economia stagnante? Idem. L’atteggiamento persecutorio del fisco italiano? Probabile. Ma provando a cercare qualcosa di meno immediato? LA PRESSIONE SOCIALE A mio modesto avviso, la pressione sociale che è possibile sperimentare in Italia ha pochi eguali in Europa. Non saprei dire se gioca un ruolo decisivo il retaggio della cultura cattolica o la passione per il cortile, il gossip, ma in Italia sono tutti ossessionati dalla propria immagine, da come si viene percepiti in pubblico. Quest’attitudine non sempre è da intendersi come qualcosa di negativo, visto che obbliga a una “auto-regolamentazione della condotta” (quantomeno pubblica), ma nella vita non contano solo le apparenze. In Italia invece tutto ruota attorno al vestiario, alle frequentazioni, alle mille ipocrisie della vita pubblica (quando poi magari, nel privato, succede di tutto e di più). In linea di massima all’estero ognuno fa, più o meno liberamente, la sua vita. Ignorato dal mondo intorno e quindi libero da giudizi, etichette, malignità. In Italia, invece, spesso si è schiavi di tutta una serie di schemi mentali di cui… Leggi tutto »