Svezia Paese modello? Sì, da non seguire

La Svezia rientra nel novero di Paesi con cui tendiamo a misurare la nostra mediocrità. L’Italia è un Paese corrotto, amministrato da una classe politica inadeguata; i servizi spesso non sono all’altezza, la disorganizzazione è evidente a tutti i livelli; la qualità della vita peggiora di anno in anno; abbiamo tra i salari più bassi d’Europa, i diritti dei lavoratori vengono calpestati di continuo e in quanto a diritti civili siamo forse ancora più arretrati. Poi ci sono Paesi come la Svizzera, la Germania, la Danimarca e, appunto, i Paesi scandinavi: organizzati, civili, dove la qualità della vita raggiunge standard per noi impensabili. Eppure non è tutto oro ciò che luccica. E il discorso vale anche per la Svezia, un Paese che sulla carta sembra perfetto, un modello di civiltà a cui tendere, ma che a ben vedere presenta anche forti debolezze. La Svezia può sicuramente vantare una democrazia più evoluta, un tenore di vita elevato e un’organizzazione di primo livello, ma è anche il triste risultato di un esperimento sociale che ha portato alla completa dissoluzione di qualsivoglia spirito di comunità. “La teoria svedese dell’amore”, l’ultimo film di Erik Gandini, regista nato in Italia da padre italiano e madre svedese, riassume egregiamente tutto ciò e, alla odierna società svedese, contrappone le parole del sociologo polacco Zygmunt Bauman e una realtà completamente diversa, l’Etiopia, che non conoscerà mai il tipo di benessere che è possibile sperimentare in Svezia, ma da cui il Paese scandinavo avrebbe molto da imparare, soprattutto sul… Leggi tutto »

L’insostenibile leggerezza di Luca Bizzarri

Luca Bizzarri è un comico – dovrebbe fare ridere. E soprattutto dovrebbe limitarsi a fare quello. Al massimo, volesse dare sfogo alla propria vena polemica, potrebbe provare con la satira, ma in genere non è celebrato per quel tipo di comicità. I suoi contenuti non sono abbastanza, come dire… Sofisticati? Eppure, di tanto in tanto, Luca Bizzarri decide di improvvisarsi qualcosa di diverso, come quel comico – genovese anche lui, chissà che aria tira da quelle parti – che ha smesso di fare il comico per reinventarsi come politico. Ecco allora che anche il nostro Luca Bizzarri si fa serio e se ne spunta con qualche sparata di pessimo gusto, come quella che potete ammirare qui sotto. Dal tono e dall’argomento potete facilmente intuire che non siamo di fronte a una semplice battuta mal riuscita. Quella di Luca Bizzarri è a pieno titolo una provocazione semi-seria, come quelle che già inframezzava durante la conduzione delle Iene. A rendere ulteriormente insopportabile l’affermazione, è la leggerezza con cui Bizzarri esterna certi pensieri di fronte a una vasta platea di fan adoranti che, per tutta risposta, se la ridono compiaciuti. C’è chi persino dice all’attore di essere un genio per l’acume di quanto appena espresso… Ovvero un’affermazione stupida, qualunquista, irrispettosa verso miliardi di credenti e che può essere facilmente smentita dalla storia, oltre che dal buonsenso: ogniqualvolta qualcuno ha provato a mettere al bando la religione, le conseguenze sono state disastrose. Ma mi guardo bene dall’entrare nel merito della questione (l’affermazione, data la… Leggi tutto »

Vacchi e il vuoto esistenziale dell’italiano medio

Ho meditato a lungo se scrivere o meno questo post. Non mi andava di contribuire all’ingiustificato chiacchiericcio sulla figura di Gianluca Vacchi. Il punto è che non c’è neanche una valida ragione per parlare di un personaggio così irrilevante. In un Paese normale non ci sarebbe neanche bisogno di specificarlo – questa sarebbe un’ovvietà – ma l’Italia, non mi stancherò mai di ripeterlo, non è un Paese normale e dunque eccomi qui, a scrivere anch’io di questo Peter Pan quasi cinquantenne che tanto spopola sui social network. Per prima cosa proviamo a definire Gianluca Vacchi. Interrogato sulla questione, il viveur bolognese non ha alcun dubbio: imprenditore di successo. Ma cosa avrà mai fatto di tanto superlativo quest’uomo? Fondato la Apple italiana? Ideato un business innovativo? Dato lavoro a migliaia di persone? Nulla di tutto questo. Anzi, come spiegato da diverse testate, l’attività imprenditoriale del personaggio è tutto, fuorché esaltante: basti pensare che il nostro eroe non ha mai restituito alla Banca Popolare di Verona un prestito di 10,5 milioni di euro ottenuto nel lontano 2008. La First Investments spa – principale attività del dandy più chiacchierato dell’estate – non ha potuto rimborsarlo. Chi se ne frega, «enjoy» – direbbe il viveur. In realtà, Gianluca Vacchi deve molto all’azienda di famiglia, l’IMA, di cui possiede il 30% delle quote. L’azienda, però, è amministrata dal cugino Alberto, mica da Gianluca, che fin qui può dunque definirsi ereditiere e scialacquatore. Che dire poi di quell’orda ingiustificata di fan? Il fantomatico imprenditore ha dato prova… Leggi tutto »

Un’idea semplice per trasferire i soldi all’estero

Contiene: , , ,

Non mi piace scrivere il panegirico di aziende. Il motivo è semplice: non voglio che questo sito diventi un generatore di marchette o, nel migliore dei casi, un aggregatore di reviews di prodotti e servizi. Per TransferWise, però, faccio volentieri un’eccezione. Più avanti spiegherò il perché. Chi, come il sottoscritto, vive all’estero da anni, sa bene quanto possa essere frustrante trasferire soldi all’estero (per esempio per mandarne ai familiari oppure per spedire i propri risparmi altrove). Il bonifico verso l’estero richiede infatti tempi più lunghi e, nella maggior parte dei casi, è abbastanza costoso. Questo perché oltre agli eventuali cambi di valuta, non sempre favorevoli, le banche in genere applicano commissioni aggiuntive per il servizio e la conversione, spesso in maniera non del tutto trasparente. L’alternativa per chi non vuole regalare soldi alle banche con inutili commissioni è TransferWise, che nasce da un’idea estremamente semplice. Supponiamo che il cliente viva in Inghilterra e abbia la necessità di trasferire i soldi su un conto in Italia. Il cliente non dovrà fare altro che trasferire le sterline dal proprio conto inglese al conto inglese di TransferWise, dopodiché l’azienda trasferirà il corrispettivo in Euro dal proprio conto italiano al conto italiano del ricevente. Con un bonifico tradizionale ci sarebbe un’unica transazione tra due Paesi diversi; quello che invece fa TransferWise è porsi come tramite tra due trasferimenti nazionali. In questo modo i costi del servizio e di conversione sono aggirati e la banca non ha modo di speculare sulla transazione. TransferWise è quindi un’azienda che va elogiata… Leggi tutto »

Cosa NON vi mancherà all’estero dell’Italia

Contiene: ,

Non troppo tempo fa vi ho raccontato quali credo essere le cose dell’Italia di cui più si sente la mancanza all’estero. Ma quali sono, invece, gli aspetti del Belpaese che, con ogni probabilità, non vi mancheranno per nulla? La cafonaggine di certi italioti è la prima cosa che mi viene in mente, ma, come ho già avuto modo di ricordare, ne abbiamo esportata così tanta da ritrovarla facilmente anche oltre i confini nazionali. Cosa, dunque? La scena politica, senza alcun dubbio. L’economia stagnante? Idem. L’atteggiamento persecutorio del fisco italiano? Probabile. Ma provando a cercare qualcosa di meno immediato? LA PRESSIONE SOCIALE A mio modesto avviso, la pressione sociale che è possibile sperimentare in Italia ha pochi eguali in Europa. Non saprei dire se gioca un ruolo decisivo il retaggio della cultura cattolica o la passione per il cortile, il gossip, ma in Italia sono tutti ossessionati dalla propria immagine, da come si viene percepiti in pubblico. Quest’attitudine non sempre è da intendersi come qualcosa di negativo, visto che obbliga a una “auto-regolamentazione della condotta” (quantomeno pubblica), ma nella vita non contano solo le apparenze. In Italia invece tutto ruota attorno al vestiario, alle frequentazioni, alle mille ipocrisie della vita pubblica (quando poi magari, nel privato, succede di tutto e di più). In linea di massima all’estero ognuno fa, più o meno liberamente, la sua vita. Ignorato dal mondo intorno e quindi libero da giudizi, etichette, malignità. In Italia, invece, spesso si è schiavi di tutta una serie di schemi mentali di cui… Leggi tutto »

C’era una volta Atatürk: il sogno infranto

Per lungo tempo la Turchia ha dato prova di essere il Paese più moderno tra quelli a maggioranza musulmana, trovandosi così a incarnare l’ideale di una società possibile, nella quale l’Islam si integra con i valori del mondo occidentale. Un ideale in cui tanti hanno sperato dopo il secolare conflitto tra Europa e Impero Ottomano. Quel Paese, la Turchia repubblicana e liberale di Atatürk, ha resistito, negli anni, a tentativi di golpe e derive islamiste, difendendo a più riprese democrazia, diritti umani e laicità, ma oggi – bisogna prenderne atto – non esiste più. Mentre in Europa continuano ad alternarsi notizie di folli spargimenti di sangue nel nome del Profeta, in Turchia, dove la popolazione la scorsa settimana ha sventato un colpo di stato ordito dai militari, Erdoğan è diventato padrone incontrastato del Paese. Il Presidente, che già prima del tentato golpe si era distinto per le posizioni islamiste e una politica autoritaria, è uscito più forte dal fallimento del golpe. E quella di oggi è una Turchia che poco ha a che vedere con il sorprendente compromesso realizzato da Atatürk: la Turchia di Erdoğan reintroduce la pena capitale, sospende la convenzione europea dei diritti umani, arresta giornalisti e dissidenti. Non ci è dato sapere come l’Europa reagirà a questa escalation, se resterà a guardare o proverà a prendere provvedimenti contro un Paese ormai fuori controllo, ma una cosa è certa: l’attuale deriva riporta alla realtà chi, cominciando da chi siede a Bruxelles, aveva davvero creduto nel sogno di un’integrazione… Leggi tutto »

Niente caseina e glutine: la mia testimonianza

Breve nota biografica: il titolare del sito, nei limiti del possibile, non consuma né prodotti caseari (il latte vaccino è in cima alla mia lista nera) né prodotti che contengono glutine. Nel primo caso incidono sia preferenze personali sia scelte di natura etica, come già spiegato qui; nel secondo, invece, subentrano questioni di salute. Pur non essendo celiaco, infatti, ho notato che il mio corpo, nel tempo, ha cominciato a diventare sempre più sensibile a pane, pasta, focacce e a tutti quei prodotti che contengono glutine. Non è sempre stato così. Da buon italiano, ho divorato per oltre tre decenni prodotti di questo tipo senza mai riscontrare alcun problema. Poi, negli ultimi anni, qualcosa è cambiato. Cosa che mi ha spinto a investigare le ragioni di quest’inaspettata novità. Il grano è alla base dell’alimentazione umana dall’alba dei tempi e la dieta mediterranea è in particolar modo ricca di glutine. La cosa, però, non ha mai destato particolari preoccupazioni, anzi. La dieta mediterranea è sempre stata indicata come una delle più sane ed equilibrate, tanto da diventare vero e proprio motivo d’orgoglio per noi italiani. Eppure mai come in quest’epoca assistiamo sempre più di frequente alla diffusione di disturbi glutine-correlati: celiachia, allergia al frumento, sensibilità al glutine. Qualcosa dev’essere successo. Se non nei nostri corpi, nelle nostre cucine. L’amara verità è che non abbiamo più la benché minima idea di quello che consumiamo, ogni giorno, sulle nostre tavole. Additivi, ormoni, antibiotici. Ormai mangiamo spazzatura anche senza andare in giro per fast… Leggi tutto »

Vardy va via: l’ingratitudine dei tifosi del Leicester

E così Jamie Vardy passa all’Arsenal. Non l’hanno presa bene i tifosi del Leicester, che devono il titolo anche alla grinta della punta inglese, eroe indiscusso dell’incredibile stagione appena conclusa (letture consigliate: qui e qui). L’amarezza ci sta, sia chiaro, è l’amarezza di chi si rende conto che la favola è finita, di chi torna a fare i conti con la realtà, quella spietata del mercato, del pesce grande che mangia il pesce più piccolo. Ma la cattiveria, l’ingratitudine di chi si scaglia contro l’ormai ex beniamino è difficile da digerire. Non c’era alcun dubbio che, finita la stagione, questo Leicester sarebbe stato cannibalizzato dai club più grandi – la notizia in sé, quindi, non dovrebbe stupire più di tanto – e Vardy non sembrava certo destinato a diventare bandiera della società. In fondo la rapida ascesa del giocatore inglese è stata possibile non solo grazie all’impressionante forza di volontà, ma anche grazie ai cambi di maglia avvenuti nel corso della carriera. Con l’Halifax Town, per esempio, Vardy ha segnato ventisei reti: premiato giocatore dell’anno, si è poi trasferito al Fleetwood Town. Lì di reti ne ha segnate trentuno, ottenendo la promozione e, di nuovo, il titolo di giocatore dell’anno. Neanche il tempo di festeggiare che la punta era già corsa via, destinazione Leicester, dove Vardy è rimasto per quattro stagioni. Abbastanza a lungo per centrare prima l’obiettivo della promozione in Premier League, poi la vittoria del titolo, da vice-capocannoniere. E ora arriva – prevedibile – l’annuncio di un’altra partenza.… Leggi tutto »

Come sono visti gli italiani all’estero

Italiani brava gente? Forse, ma il fatto che non esista nessuna espressione corrispondente in una lingua straniera suggerisce che questo sia solo quello che gli italiani amano credere di se stessi. Anche perché noi italiani, abituati agli elogi – eccessivi, se non immeritati – delle nostre madri, in genere tendiamo sottolineare gli aspetti che ci fanno più onore: doti relazionali, capacità di adattamento (l’arte di sapersi arrangiare), il buon gusto, l’amore per la dolce vita. Una cosa però va detta. Approssimativamente, per ogni dieci italiani che sono emigrati all’estero, un paio sono riusciti ad affermarsi nel loro settore e per questo sono apprezzati dalla comunità locale, almeno quattro sono finiti a svolgere qualche umile lavoro lontano dai riflettori, mantenendo cioè un basso profilo (è l’esercito di camerieri e operatori call center che ogni anno lasciano l’Italia armati di belle speranze), ma purtroppo i restanti quattro si sono fatti schifare. Proprio così, senza giri di parole: molti italiani all’estero si sono letteralmente fatti schifare. E di questi italiani dovremmo tutti vergognarci, anziché vedere in loro i furbi che hanno fregato tutto e tutti. Perché sarebbe ora di una sana e onesta shame campaign? Perché è proprio a causa di certi elementi che la reputazione degli italiani all’estero – diversamente da quello che si crede in Italia – non è sempre delle migliori. E gli effetti li scontiamo poi tutti, indistintamente. Stentate a crederci? Volete alcuni esempi? In Inghilterra l’accesso al credito è oggi molto più difficile di un tempo. Questo perché per… Leggi tutto »

I monopolisti dell’ambientalismo

Questo intervento non vuole essere una stroncatura di “A new story for humanity” – se così fosse trovereste il post tra le mie bocciature – ma il documentario ha ispirato la seguente riflessione quindi cominciamo col dire di che cosa si tratta. A new story for humanity è una raccolta di testimonianze ispirata dall’esperienza del New Story Summit, un evento organizzato dalla Fondazione Findhorn, di cui vi invito a leggere una presentazione più articolata qui. L’interesse per le questioni riguardanti l’ambiente mi ha spinto a partecipare alla premiere di questo documentario e ho così avuto modo di riflettere su quello che ritengo essere l’errore di fondo di numerose iniziative che fanno dell’ambientalismo il proprio cavallo di battaglia. Definire quest’errore in parole semplici mi risulta difficile, evidentemente non ho il dono della sintesi. Potrei scrivere di spirito settario, ma sarebbe fuorviante, soprattutto pensando proprio a esperienze come quella della Fondazione Findhorn, che raccolgono change makers e attivisti da ogni parte del mondo. Propensione all’auto-ghettizzazione, allora? Rende meglio l’idea, ma non basta a riassumere quello che intendo. Il cambiamento – quello vero, sistemico – richiede grandi numeri. Numeri infinitamente superiori a questa o quella organizzazione / comunità. Come precisato anche nella parte finale del documentario, quando si tratta di ambiente, educazione, sostenibilità ci sono molti attori in gioco. Tutti operano all’intero di un sistema disorganizzato, dove regna una scarsa comunicazione tra le parti. In un contesto del genere il buonsenso inviterebbe a cercare il fattore aggregante, l’elemento comune in grado di riunire… Leggi tutto »