I monopolisti dell’ambientalismo

Questo intervento non vuole essere una stroncatura di “A new story for humanity” – se così fosse trovereste il post tra le mie bocciature – ma il documentario ha ispirato la seguente riflessione quindi cominciamo col dire di che cosa si tratta. A new story for humanity è una raccolta di testimonianze ispirata dall’esperienza del New Story Summit, un evento organizzato dalla Fondazione Findhorn, di cui vi invito a leggere una presentazione più articolata qui. L’interesse per le questioni riguardanti l’ambiente mi ha spinto a partecipare alla premiere di questo documentario e ho così avuto modo di riflettere su quello che ritengo essere l’errore di fondo di numerose iniziative che fanno dell’ambientalismo il proprio cavallo di battaglia. Definire quest’errore in parole semplici mi risulta difficile, evidentemente non ho il dono della sintesi. Potrei scrivere di spirito settario, ma sarebbe fuorviante, soprattutto pensando proprio a esperienze come quella della Fondazione Findhorn, che raccolgono change makers e attivisti da ogni parte del mondo. Propensione all’auto-ghettizzazione, allora? Rende meglio l’idea, ma non basta a riassumere quello che intendo. Il cambiamento – quello vero, sistemico – richiede grandi numeri. Numeri infinitamente superiori a questa o quella organizzazione / comunità. Come precisato anche nella parte finale del documentario, quando si tratta di ambiente, educazione, sostenibilità ci sono molti attori in gioco. Tutti operano all’intero di un sistema disorganizzato, dove regna una scarsa comunicazione tra le parti. In un contesto del genere il buonsenso inviterebbe a cercare il fattore aggregante, l’elemento comune in grado di riunire… Leggi tutto »

Ciprini cuore indifferente di un partito senz’anima

Se i grillini non esistessero… Bisognerebbe proprio inventarli? A giudicare dalla recente goliardata – non riesco a trovare termine migliore – di Tiziana Ciprini, deputata del Movimento 5 stelle, credo che sia lecito porsi la domanda. La deputata pentastellata, all’indomani della strage di Bruxelles dello scorso 22 marzo, avrebbe – a suo dire – testato la sicurezza della capitale belga, lasciando volutamente incustodita una valigia in una strada della città e filmando la scena per qualche minuto col cellulare. Non essendoci stata alcuna reazione da parte delle autorità, l’ineffabile deputata del Movimento 5 Stelle avrebbe poi affidato ai social network la sua indignazione, secondo un modus operandi caro ai grillini. «Bruxelles cuore indifferente dell’Europa senz’anima», ha commentato la Ciprini. Sull’Europa senz’anima si potrebbe anche convenire, avendo il Vecchio Continente perso la propria identità a forza di seguire il politically correct e le mode d’Oltreoceano, ma in questo caso è l’esperimento della Ciprini a lasciare sbigottiti. Glissiamo sulla scarsa sensibilità di chi, all’indomani di un attacco terroristico costato la vita a ben 35 persone, pensa di realizzare una simile pagliacciata pur di destare sgomento tra quanti si indignano un giorno sì e l’altro pure. Sorvoliamo anche sulla stupidità stessa dell’idea: cosa si dovrebbe mai dimostrare abbandonando una valigia alle sette di mattina in una via deserta (magari anche periferica), per di più filmandola da due metri di distanza? Cosa immaginava che sarebbe accaduto la deputata grillina? Forse credeva che nel giro di cinque minuti sarebbero piombate le squadre d’assalto, gli artificieri, i pompieri e magari… Leggi tutto »

Jamie Vardy, volontà di potenza allo stato puro

Qualcuno dirà che era solo un’amichevole, certamente, ma la vittoria dell’Inghilterra sulla Germania detentrice del titolo mondiale ha portato alla consacrazione definitiva quel concentrato di energia che è Jamie Vardy. Perdeva 2-0, l’Inghilterra. Poi la rimonta. E a siglare il momentaneo pareggio, proprio lui: l’eroe di Sheffield, da ieri ufficialmente nel cuore di tutti gli amanti del pallone (tedeschi a parte, forse). Rendiamoci conto: questo “ragazzo” già ventinovenne neanche cinque anni fa correva su polverosi campi di provincia. Nella stagione 2010-2011, quando ancora vestiva la maglia dell’Halifax Town, giocava nella settima serie inglese, il corrispettivo della nostra Prima Categoria. Nel giro di pochi anni non solo è arrivato in Premier League, ma con le sue diciannove reti ha trascinato il Leicester City al primo posto nella massima serie, fino a guadagnare la chiamata in nazionale. Ieri, appunto, la consacrazione definitiva. Partito dalla panchina, in appena quattro minuti ha trovato la marcatura. E che rete! Di tacco. Con Neuer tra i pali, non un portiere qualunque. L’incredibile quanto rapida ascesa potrebbe ricordare quella di Ian Wright, che giocava per lo sconosciuto Greenwich Borough prima di essere notato dagli osservatori del Crystal Palace, ma forse sarebbe più corretto paragonarlo ai nostri Schillaci e Toni: giocatori esplosi quando la maggior parte dei calciatori si avvia invece al tramonto. Eppure c’è in Jamie Vardy qualcosa che lo rende per certi aspetti unico. La fame, forse. La rabbia, l’impeto. Jamie Vardy è la massima espressione calcistica del Wille zur Macht, la volontà di potenza di nietzschiana memoria. Un mix letale di… Leggi tutto »

Becoming IAMX: Chris Corner emblema moderno

E’ il lontano (ma non troppo) 1996 quando gli Sneaker Pimps ottengono i primi consensi con 6 Underground, pezzo dalle sonorità trip hop che viene subito usato per colonne sonore e spot pubblicitari. La canzone è il punto di riferimento dell’album d’esordio della band britannica, “Becoming X”. La voce è quella di Kelli Dayton, ma per i due lavori successivi è Chris Corner, uno dei fondatori del gruppo, a stringere tra le mani il microfono. Sono gli anni di Splinter e Bloodsport. Segue lo scioglimento della band, con sommo dispiacere del sottoscritto, che con la musica degli Sneaker Pimps è cresciuto. Dalle ceneri della band britannica nasce IAMX, progetto solista di Chris Corner, che proprio in queste settimane sta girando il Vecchio Continente per promuovere il suo ultimo lavoro, “Metanoia”. Destino vuole che il tour comprenda diverse tappe nell’est Europa, dove il sottoscritto si trova di stanza. Ovviamente non ho perso l’occasione per andare a vedere dal vivo un artista che, negli anni, ho avuto modo di apprezzare. E così ho anche potuto fare una scoperta sorprendente. Se i fan degli Sneaker Pimps erano rappresentati da un gruppo piuttosto variegato, a un concerto di IAMX è possibile trovare, invece, un pubblico prevalentemente femminile e molto giovane. Ragazzine che arrivano a tatuarsi in pieno petto il logo dell’artista pur di emulare l’oggetto del desiderio (le cui canzoni, tra l’altro, sono intrise di riferimenti sessuali e caratterizzate da un’intensa carica erotica). Le infatuazioni delle giovinette per Chris Corner non sono un dettaglio di poco conto, suggeriscono qualcosa… Leggi tutto »

L’ora delle decisioni irrevocabili di Storace

Se sarò eletto sindaco di Roma convocherò in Campidoglio l’ambasciatore dell’India e gli dirò che se entro dieci giorni non tornano in Italia [i due marò] chiudiamo tutti i ristoranti indiani in città! A pronunciare il solenne (e surreale) ultimatum non è stato un amante del buon vino all’uscita dall’osteria, bensì Francesco Storace, all’apertura della campagna elettorale. Nell’acclamazione generale, con tanto di gente che urlava “bravo, bravo!”, non rendendosi conto dell’assurdità delle parole. Del resto, come già sottolineava il buon Petrolini, «il popolo quando s’abitua a dire che sei bravo, pure che non fai niente, sei sempre bravo». Qualora fosse davvero necessario specificarlo, si tratta delle tipiche sparate di chi già sa che non si troverà mai costretto (dalla realtà) a dare prova di quanto promesso in campagna elettorale. L’elezione di Storace a sindaco di Roma, infatti, è probabile quanto la caduta di un asteroide sulla Terra nelle prossime ventiquattro ore. Storace lo sa e si lancia in proclami incredibili. Questione di visibilità. Ma anche ragionando per assurdo è chiaro che nessuno, neanche un fantomatico Storace-sindaco, potrebbe mai realizzare quanto solennemente strombazzato. In che modo, infatti, potrebbe mai far chiudere i ristoranti indiani che svolgono legalmente e secondo tutte le prescrizioni del caso la propria attività? Con un’ordinanza anti-curry? O introducendo a Roma un sistema di licenze basato sulla nazionalità del titolare? E’ chiaro che un’iniziativa tanto delirante non si potrebbe comunque realizzare in alcun modo. Grazie a Dio, verrebbe da aggiungere, visto il fine persecutorio. Servirebbe solo a far sprofondare l’immagine… Leggi tutto »

#JeSuisHakan, la sfida all’autoritarismo di Erdoğan

Hakan Şükür – lo ricorderanno senza dubbio gli amanti del pallone – è un ex calciatore turco, tra i protagonisti dello storico terzo posto della Turchia al Campionato mondiale di calcio del 2002 (sì, quello della Corea del Sud semifinalista tra indicibili favoritismi arbitrali, non solo a danno dell’Italia). Dopo quello storico il risultato, il calciatore tentò l’esperienza inglese e poi andò a chiudere la carriera al Galatasaray, di cui era già stato un punto di riferimento negli anni precedenti. Appese le scarpe al chiodo, l’ex attaccante si è re-inventato politico: oggi, in Turchia, Şükür è un parlamentare indipendente. Ebbene, è di una settimana fa la notizia secondo cui, a seguito di un tweet infelice, Hakan Şükür rischierebbe fino a quattro anni di galera. Ma cosa avrà mai scritto l’ex calciatore per meritare tanto? A quanto pare Şükür avrebbe usato termini poco cordiali nei confronti dell’attuale presidente turco Recep Erdoğan e di suo figlio. Poco importa che non ci sia nessun riferimento esplicito nel tweet incriminato. Poco importa che lo stesso Şükür abbia negato che il tweet fosse rivolto al presidente Erdoğan e alla sua famiglia. A quanto pare in Turchia basta il sospetto di lesa maestà per rischiare di finire in gattabuia. La cosa non dovrebbe stupire. Da anni il presidente turco è noto per la sua politica autoritaria e per la scarsa tolleranza nei confronti di chi dissente. Per esempio, è di poche ore fa la notizia che un giornale critico nei confronti del governo è stato sequestrato dalle autorità turche. Difficile dire se davvero le… Leggi tutto »

Le cose dell’Italia che vi mancheranno all’estero

Contiene:

Se un giorno agli italiani all’estero dovessero proporre un sondaggio chiedendo cosa più gli manca dell’Italia, sono certo che il sole, il mare, il bidet e la cucina di mammà sarebbero tra le risposte più popolari. Ma ragionando out of the box, cos’altro meriterebbe di essere menzionato? Me lo sono chiesto e, con l’occasione, vi propongo anche qualche dritta per ovviare a certe mancanze. LA CONVIVIALITA’ A meno che non vi siate trasferiti in un Paese culturalmente prossimo all’Italia, sentirete subito la mancanza di quella convivialità tipicamente italiana. Il piacere dello stare assieme, del conversare, magari dietro un caffè improvvisato o nel tardo pomeriggio, tra flirt e battute, con in mano un bicchiere di prosecco. E’ sufficiente vedere con quali difficoltà interi popoli intrattengono conversazioni leggere per accorgersi dell’enorme gap non solo culturale, ma anche sociale con numerose realtà estere. Difficile che un italiano non accusi il colpo nel lungo periodo. Come uscirne? Come si suol dire Paese che vai, usanze che trovi. Fortunatamente in ogni Paese esistono forme più o meno alternative alla convivialità italiana. Magari non del tutto sovrapponibili, ma alla fine l’uomo è un animale sociale, in Giappone come in Norvegia, e in qualche modo si fa sempre. Per dire, nel mondo anglosassone ci sono i pub; in Finlandia le saune: investigate la cultura del luogo per scoprire quali sono i “riti” del posto. INGREDIENTI CULINARI Cucinare può essere un dramma per l’italiano all’estero. Giusto per fare due esempi noti, in molti Paesi non troverete una confezione di besciamella… Leggi tutto »

La scommessa dello Swansea, il coraggio di Guidolin

Gli italiani si sono sempre distinti nel campionato inglese, la Premier League. Cudicini, Di Canio, Di Matteo, Ravanelli, Vialli, Zola, Lombardo sono soltanto alcuni dei nomi più osannati dai tifosi inglesi. Oggi continuano a tenere alta la bandiera giocatori come Graziano Pellé, goleador del Southampton e Matteo Darmian, titolare nel Manchester United di Louis van Gaal. Anche gli allenatori hanno avuto fortuna in Premier League. Oltre al già citato Di Matteo, meritano una menzione speciale Carlo Ancelotti e Claudio Ranieri, che, come ho già avuto modo di raccontare, sta facendo grandi cose quest’anno con il suo piccolo, grande Leicester City. Negli ultimi anni, poi, alcuni italiani hanno anche pensato di investire nel calcio inglese, diventando proprietari di interi club. E’ il caso del blasonato ma decaduto Leeds, oggi di proprietà di Massimo Cellino, e del Watford, controllato dalla famiglia Pozzo, già proprietaria dell’Udinese (per la cronaca il Watford è attualmente ottavo nella massima serie inglese). Insomma, altro che perfida Albione: il calcio d’Oltremanica, oggi particolarmente in salute, continua a riservare grandi soddisfazioni agli italiani che osano rimettersi in gioco da quelle parti. Il 2016 conta già due nuovi arrivi. Lo Swansea, infatti, dopo aver portato sulla panchina, in veste di allenatore, Francesco Guidolin, si è poi assicurato la firma di Alberto Paloschi, punta, già allenato da Guidolin ai tempi del Parma. L’arrivo di Guidolin è di quelli che in Inghilterra non si aspettava nessuno, a partire dai giocatori. Se infatti in Italia abbiamo avuto modo di apprezzare i risultati e le maniere dell’allenatore veneto, in Galles Guidolin è praticamente uno… Leggi tutto »

Abolire Schengen: una soluzione inaccettabile

Nelle ultime settimane si è parlato con insistenza di una possibile sospensione a lungo termine degli accordi di Schengen. Per quanto criticabile possa essere oggi questa Unione Europea, non c’è dubbio che gli accordi di Schengen rientrino tra le migliori iniziative mai decise in ambito comunitario. Schengen è infatti figlia di quell’idea di Europa che poneva ancora come obiettivo primario quello della cooperazione economica. Proprio per questa ragione, rinunciare adesso al diritto ormai acquisito della libera circolazione di merci e persone, oltre a rappresentare un enorme fallimento, avrebbe anche gravi conseguenze sulle economie nazionali in un momento in cui, tra l’altro, l’Europa non brilla particolarmente. In merito si sono già espressi diversi studi: il danno economico, nel lungo periodo, sarebbe significativo. Se poi consideriamo le ragioni che potrebbero portare a una prolungata sospensione degli accordi la proposta appare ancora più irragionevole. La campagna si sarebbe infatti riscaldata dopo gli attentati di Parigi, che hanno sollevato in Europa timori più o meno fondati in materia di sicurezza. Rinunciare a Schengen per timore di attacchi terroristici sarebbe quindi come ammettere che il terrorismo ha vinto; che i popoli europei, incapaci di arginare in altro modo una simile minaccia, si sono piegati alla paura. Tra l’altro, parafrasando Franklin, chi rinuncia a diritti acquisiti per briciole di temporanea sicurezza, non merita né quei diritti né la sicurezza. Qualcuno su Twitter – perdonate la mancata attribuzione dell’autore, ma non riesco a trovare il tweet in questione – aveva ironizzato dicendo che gli accordi di Schengen sono diventati un problema quando gli euroburocrati hanno capito… Leggi tutto »

Il calcio italiano è migliore di quello inglese?

Oggi una riflessione leggera, ispirata da una discussione avuta, non troppo tempo fa, con alcuni coetanei italiani, anche loro residenti all’estero – sì, lo so, a chi si trasferisce consiglio di evitare i connazionali, ma a volte le circostanze proprio non lo permettono… I ragazzi in questione, tutti grandi estimatori della Serie A, sostenevano che il campionato italiano fosse, per qualità, migliore di quello inglese; il sottoscritto era invece il solo a tessere le lodi del calcio inglese e ribadirne l’indubbia superiorità. L’argomentazione dei connazionali era sostanzialmente una: l’Italia tra poco potrebbe superare l’Inghilterra nel ranking UEFA, quindi il calcio italiano è senza dubbio migliore. In difesa del calcio inglese avrei potuto agevolmente usare un’ampia gamma di argomentazioni: gli stadi (in uno stato migliore delle nostre strutture, spesso fatiscenti), le tifoserie e quindi anche il numero di spettatori (se non avete mai provato l’atmosfera di uno stadio inglese difficilmente capirete), l’attenzione riservata ai vivai, l’organizzazione delle competizioni (cos’è la Coppa Italia a confronto con la FA Cup?). Per non umiliare i miei interlocutori, ho preferito che a parlare fosse soltanto la qualità dei giocatori in campo. E così ho sentenziato: «nella Premier League oggi giocano molti più campioni che nella Serie A». Vi lascio immaginare la reazione. Fischi, prese in giro. Le tipiche reazioni di chi, non padroneggiando l’argomento, non è in grado di contrapporre obiezioni valide. Riuscireste, per esempio, a nominare dieci grandi campioni che giocano oggi in Italia? Ci sono Higuain, Pogba… E poi? Con qualche sforzo potreste raggiungere, al massimo, quota… Leggi tutto »