Un’idea semplice per trasferire i soldi all’estero

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Non mi piace scrivere il panegirico di aziende. Il motivo è semplice: non voglio che questo sito diventi un generatore di marchette o, nel migliore dei casi, un aggregatore di reviews di prodotti e servizi. Per TransferWise, però, faccio volentieri un’eccezione. Più avanti spiegherò il perché. Chi, come il sottoscritto, vive all’estero da anni, sa bene quanto possa essere frustrante trasferire soldi all’estero (per esempio per mandarne ai familiari oppure per spedire i propri risparmi altrove). Il bonifico verso l’estero richiede infatti tempi più lunghi e, nella maggior parte dei casi, è abbastanza costoso. Questo perché oltre agli eventuali cambi di valuta, non sempre favorevoli, le banche in genere applicano commissioni aggiuntive per il servizio e la conversione, spesso in maniera non del tutto trasparente. L’alternativa per chi non vuole regalare soldi alle banche con inutili commissioni è TransferWise, che nasce da un’idea estremamente semplice. Supponiamo che il cliente viva in Inghilterra e abbia la necessità di trasferire i soldi su un conto in Italia. Il cliente non dovrà fare altro che trasferire le sterline dal proprio conto inglese al conto inglese di TransferWise, dopodiché l’azienda trasferirà il corrispettivo in Euro dal proprio conto italiano al conto italiano del ricevente. Con un bonifico tradizionale ci sarebbe un’unica transazione tra due Paesi diversi; quello che invece fa TransferWise è porsi come tramite tra due trasferimenti nazionali. In questo modo i costi del servizio e di conversione sono aggirati e la banca non ha modo di speculare sulla transazione. TransferWise è quindi un’azienda che va elogiata… Leggi tutto »

Cosa NON vi mancherà all’estero dell’Italia

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Non troppo tempo fa vi ho raccontato quali credo essere le cose dell’Italia di cui più si sente la mancanza all’estero. Ma quali sono, invece, gli aspetti del Belpaese che, con ogni probabilità, non vi mancheranno per nulla? La cafonaggine di certi italioti è la prima cosa che mi viene in mente, ma, come ho già avuto modo di ricordare, ne abbiamo esportata così tanta da ritrovarla facilmente anche oltre i confini nazionali. Cosa, dunque? La scena politica, senza alcun dubbio. L’economia stagnante? Idem. L’atteggiamento persecutorio del fisco italiano? Probabile. Ma provando a cercare qualcosa di meno immediato? LA PRESSIONE SOCIALE A mio modesto avviso, la pressione sociale che è possibile sperimentare in Italia ha pochi eguali in Europa. Non saprei dire se gioca un ruolo decisivo il retaggio della cultura cattolica o la passione per il cortile, il gossip, ma in Italia sono tutti ossessionati dalla propria immagine, da come si viene percepiti in pubblico. Quest’attitudine non sempre è da intendersi come qualcosa di negativo, visto che obbliga a una “auto-regolamentazione della condotta” (quantomeno pubblica), ma nella vita non contano solo le apparenze. In Italia invece tutto ruota attorno al vestiario, alle frequentazioni, alle mille ipocrisie della vita pubblica (quando poi magari, nel privato, succede di tutto e di più). In linea di massima all’estero ognuno fa, più o meno liberamente, la sua vita. Ignorato dal mondo intorno e quindi libero da giudizi, etichette, malignità. In Italia, invece, spesso si è schiavi di tutta una serie di schemi mentali di cui… Leggi tutto »

C’era una volta Atatürk: il sogno infranto

Per lungo tempo la Turchia ha dato prova di essere il Paese più moderno tra quelli a maggioranza musulmana, trovandosi così a incarnare l’ideale di una società possibile, nella quale l’Islam si integra con i valori del mondo occidentale. Un ideale in cui tanti hanno sperato dopo il secolare conflitto tra Europa e Impero Ottomano. Quel Paese, la Turchia repubblicana e liberale di Atatürk, ha resistito, negli anni, a tentativi di golpe e derive islamiste, difendendo a più riprese democrazia, diritti umani e laicità, ma oggi – bisogna prenderne atto – non esiste più. Mentre in Europa continuano ad alternarsi notizie di folli spargimenti di sangue nel nome del Profeta, in Turchia, dove la popolazione la scorsa settimana ha sventato un colpo di stato ordito dai militari, Erdoğan è diventato padrone incontrastato del Paese. Il Presidente, che già prima del tentato golpe si era distinto per le posizioni islamiste e una politica autoritaria, è uscito più forte dal fallimento del golpe. E quella di oggi è una Turchia che poco ha a che vedere con il sorprendente compromesso realizzato da Atatürk: la Turchia di Erdoğan reintroduce la pena capitale, sospende la convenzione europea dei diritti umani, arresta giornalisti e dissidenti. Non ci è dato sapere come l’Europa reagirà a questa escalation, se resterà a guardare o proverà a prendere provvedimenti contro un Paese ormai fuori controllo, ma una cosa è certa: l’attuale deriva riporta alla realtà chi, cominciando da chi siede a Bruxelles, aveva davvero creduto nel sogno di un’integrazione… Leggi tutto »

Niente caseina e glutine: la mia testimonianza

Breve nota biografica: il titolare del sito, nei limiti del possibile, non consuma né prodotti caseari (il latte vaccino è in cima alla mia lista nera) né prodotti che contengono glutine. Nel primo caso incidono sia preferenze personali sia scelte di natura etica, come già spiegato qui; nel secondo, invece, subentrano questioni di salute. Pur non essendo celiaco, infatti, ho notato che il mio corpo, nel tempo, ha cominciato a diventare sempre più sensibile a pane, pasta, focacce e a tutti quei prodotti che contengono glutine. Non è sempre stato così. Da buon italiano, ho divorato per oltre tre decenni prodotti di questo tipo senza mai riscontrare alcun problema. Poi, negli ultimi anni, qualcosa è cambiato. Cosa che mi ha spinto a investigare le ragioni di quest’inaspettata novità. Il grano è alla base dell’alimentazione umana dall’alba dei tempi e la dieta mediterranea è in particolar modo ricca di glutine. La cosa, però, non ha mai destato particolari preoccupazioni, anzi. La dieta mediterranea è sempre stata indicata come una delle più sane ed equilibrate, tanto da diventare vero e proprio motivo d’orgoglio per noi italiani. Eppure mai come in quest’epoca assistiamo sempre più di frequente alla diffusione di disturbi glutine-correlati: celiachia, allergia al frumento, sensibilità al glutine. Qualcosa dev’essere successo. Se non nei nostri corpi, nelle nostre cucine. L’amara verità è che non abbiamo più la benché minima idea di quello che consumiamo, ogni giorno, sulle nostre tavole. Additivi, ormoni, antibiotici. Ormai mangiamo spazzatura anche senza andare in giro per fast… Leggi tutto »

Vardy va via: l’ingratitudine dei tifosi del Leicester

E così Jamie Vardy passa all’Arsenal. Non l’hanno presa bene i tifosi del Leicester, che devono il titolo anche alla grinta della punta inglese, eroe indiscusso dell’incredibile stagione appena conclusa (letture consigliate: qui e qui). L’amarezza ci sta, sia chiaro, è l’amarezza di chi si rende conto che la favola è finita, di chi torna a fare i conti con la realtà, quella spietata del mercato, del pesce grande che mangia il pesce più piccolo. Ma la cattiveria, l’ingratitudine di chi si scaglia contro l’ormai ex beniamino è difficile da digerire. Non c’era alcun dubbio che, finita la stagione, questo Leicester sarebbe stato cannibalizzato dai club più grandi – la notizia in sé, quindi, non dovrebbe stupire più di tanto – e Vardy non sembrava certo destinato a diventare bandiera della società. In fondo la rapida ascesa del giocatore inglese è stata possibile non solo grazie all’impressionante forza di volontà, ma anche grazie ai cambi di maglia avvenuti nel corso della carriera. Con l’Halifax Town, per esempio, Vardy ha segnato ventisei reti: premiato giocatore dell’anno, si è poi trasferito al Fleetwood Town. Lì di reti ne ha segnate trentuno, ottenendo la promozione e, di nuovo, il titolo di giocatore dell’anno. Neanche il tempo di festeggiare che la punta era già corsa via, destinazione Leicester, dove Vardy è rimasto per quattro stagioni. Abbastanza a lungo per centrare prima l’obiettivo della promozione in Premier League, poi la vittoria del titolo, da vice-capocannoniere. E ora arriva – prevedibile – l’annuncio di un’altra partenza.… Leggi tutto »

Come sono visti gli italiani all’estero

Italiani brava gente? Forse, ma il fatto che non esista nessuna espressione corrispondente in una lingua straniera suggerisce che questo sia solo quello che gli italiani amano credere di se stessi. Anche perché noi italiani, abituati agli elogi – eccessivi, se non immeritati – delle nostre madri, in genere tendiamo sottolineare gli aspetti che ci fanno più onore: doti relazionali, capacità di adattamento (l’arte di sapersi arrangiare), il buon gusto, l’amore per la dolce vita. Una cosa però va detta. Approssimativamente, per ogni dieci italiani che sono emigrati all’estero, un paio sono riusciti ad affermarsi nel loro settore e per questo sono apprezzati dalla comunità locale, almeno quattro sono finiti a svolgere qualche umile lavoro lontano dai riflettori, mantenendo cioè un basso profilo (è l’esercito di camerieri e operatori call center che ogni anno lasciano l’Italia armati di belle speranze), ma purtroppo i restanti quattro si sono fatti schifare. Proprio così, senza giri di parole: molti italiani all’estero si sono letteralmente fatti schifare. E di questi italiani dovremmo tutti vergognarci, anziché vedere in loro i furbi che hanno fregato tutto e tutti. Perché sarebbe ora di una sana e onesta shame campaign? Perché è proprio a causa di certi elementi che la reputazione degli italiani all’estero – diversamente da quello che si crede in Italia – non è sempre delle migliori. E gli effetti li scontiamo poi tutti, indistintamente. Stentate a crederci? Volete alcuni esempi? In Inghilterra l’accesso al credito è oggi molto più difficile di un tempo. Questo perché per… Leggi tutto »

I monopolisti dell’ambientalismo

Questo intervento non vuole essere una stroncatura di “A new story for humanity” – se così fosse trovereste il post tra le mie bocciature – ma il documentario ha ispirato la seguente riflessione quindi cominciamo col dire di che cosa si tratta. A new story for humanity è una raccolta di testimonianze ispirata dall’esperienza del New Story Summit, un evento organizzato dalla Fondazione Findhorn, di cui vi invito a leggere una presentazione più articolata qui. L’interesse per le questioni riguardanti l’ambiente mi ha spinto a partecipare alla premiere di questo documentario e ho così avuto modo di riflettere su quello che ritengo essere l’errore di fondo di numerose iniziative che fanno dell’ambientalismo il proprio cavallo di battaglia. Definire quest’errore in parole semplici mi risulta difficile, evidentemente non ho il dono della sintesi. Potrei scrivere di spirito settario, ma sarebbe fuorviante, soprattutto pensando proprio a esperienze come quella della Fondazione Findhorn, che raccolgono change makers e attivisti da ogni parte del mondo. Propensione all’auto-ghettizzazione, allora? Rende meglio l’idea, ma non basta a riassumere quello che intendo. Il cambiamento – quello vero, sistemico – richiede grandi numeri. Numeri infinitamente superiori a questa o quella organizzazione / comunità. Come precisato anche nella parte finale del documentario, quando si tratta di ambiente, educazione, sostenibilità ci sono molti attori in gioco. Tutti operano all’intero di un sistema disorganizzato, dove regna una scarsa comunicazione tra le parti. In un contesto del genere il buonsenso inviterebbe a cercare il fattore aggregante, l’elemento comune in grado di riunire… Leggi tutto »

Ciprini cuore indifferente di un partito senz’anima

Se i grillini non esistessero… Bisognerebbe proprio inventarli? A giudicare dalla recente goliardata – non riesco a trovare termine migliore – di Tiziana Ciprini, deputata del Movimento 5 stelle, credo che sia lecito porsi la domanda. La deputata pentastellata, all’indomani della strage di Bruxelles dello scorso 22 marzo, avrebbe – a suo dire – testato la sicurezza della capitale belga, lasciando volutamente incustodita una valigia in una strada della città e filmando la scena per qualche minuto col cellulare. Non essendoci stata alcuna reazione da parte delle autorità, l’ineffabile deputata del Movimento 5 Stelle avrebbe poi affidato ai social network la sua indignazione, secondo un modus operandi caro ai grillini. «Bruxelles cuore indifferente dell’Europa senz’anima», ha commentato la Ciprini. Sull’Europa senz’anima si potrebbe anche convenire, avendo il Vecchio Continente perso la propria identità a forza di seguire il politically correct e le mode d’Oltreoceano, ma in questo caso è l’esperimento della Ciprini a lasciare sbigottiti. Glissiamo sulla scarsa sensibilità di chi, all’indomani di un attacco terroristico costato la vita a ben 35 persone, pensa di realizzare una simile pagliacciata pur di destare sgomento tra quanti si indignano un giorno sì e l’altro pure. Sorvoliamo anche sulla stupidità stessa dell’idea: cosa si dovrebbe mai dimostrare abbandonando una valigia alle sette di mattina in una via deserta (magari anche periferica), per di più filmandola da due metri di distanza? Cosa immaginava che sarebbe accaduto la deputata grillina? Forse credeva che nel giro di cinque minuti sarebbero piombate le squadre d’assalto, gli artificieri, i pompieri e magari… Leggi tutto »

Jamie Vardy, volontà di potenza allo stato puro

Qualcuno dirà che era solo un’amichevole, certamente, ma la vittoria dell’Inghilterra sulla Germania detentrice del titolo mondiale ha portato alla consacrazione definitiva quel concentrato di energia che è Jamie Vardy. Perdeva 2-0, l’Inghilterra. Poi la rimonta. E a siglare il momentaneo pareggio, proprio lui: l’eroe di Sheffield, da ieri ufficialmente nel cuore di tutti gli amanti del pallone (tedeschi a parte, forse). Rendiamoci conto: questo “ragazzo” già ventinovenne neanche cinque anni fa correva su polverosi campi di provincia. Nella stagione 2010-2011, quando ancora vestiva la maglia dell’Halifax Town, giocava nella settima serie inglese, il corrispettivo della nostra Prima Categoria. Nel giro di pochi anni non solo è arrivato in Premier League, ma con le sue diciannove reti ha trascinato il Leicester City al primo posto nella massima serie, fino a guadagnare la chiamata in nazionale. Ieri, appunto, la consacrazione definitiva. Partito dalla panchina, in appena quattro minuti ha trovato la marcatura. E che rete! Di tacco. Con Neuer tra i pali, non un portiere qualunque. L’incredibile quanto rapida ascesa potrebbe ricordare quella di Ian Wright, che giocava per lo sconosciuto Greenwich Borough prima di essere notato dagli osservatori del Crystal Palace, ma forse sarebbe più corretto paragonarlo ai nostri Schillaci e Toni: giocatori esplosi quando la maggior parte dei calciatori si avvia invece al tramonto. Eppure c’è in Jamie Vardy qualcosa che lo rende per certi aspetti unico. La fame, forse. La rabbia, l’impeto. Jamie Vardy è la massima espressione calcistica del Wille zur Macht, la volontà di potenza di nietzschiana memoria. Un mix letale di… Leggi tutto »

Becoming IAMX: Chris Corner emblema moderno

E’ il lontano (ma non troppo) 1996 quando gli Sneaker Pimps ottengono i primi consensi con 6 Underground, pezzo dalle sonorità trip hop che viene subito usato per colonne sonore e spot pubblicitari. La canzone è il punto di riferimento dell’album d’esordio della band britannica, “Becoming X”. La voce è quella di Kelli Dayton, ma per i due lavori successivi è Chris Corner, uno dei fondatori del gruppo, a stringere tra le mani il microfono. Sono gli anni di Splinter e Bloodsport. Segue lo scioglimento della band, con sommo dispiacere del sottoscritto, che con la musica degli Sneaker Pimps è cresciuto. Dalle ceneri della band britannica nasce IAMX, progetto solista di Chris Corner, che proprio in queste settimane sta girando il Vecchio Continente per promuovere il suo ultimo lavoro, “Metanoia”. Destino vuole che il tour comprenda diverse tappe nell’est Europa, dove il sottoscritto si trova di stanza. Ovviamente non ho perso l’occasione per andare a vedere dal vivo un artista che, negli anni, ho avuto modo di apprezzare. E così ho anche potuto fare una scoperta sorprendente. Se i fan degli Sneaker Pimps erano rappresentati da un gruppo piuttosto variegato, a un concerto di IAMX è possibile trovare, invece, un pubblico prevalentemente femminile e molto giovane. Ragazzine che arrivano a tatuarsi in pieno petto il logo dell’artista pur di emulare l’oggetto del desiderio (le cui canzoni, tra l’altro, sono intrise di riferimenti sessuali e caratterizzate da un’intensa carica erotica). Le infatuazioni delle giovinette per Chris Corner non sono un dettaglio di poco conto, suggeriscono qualcosa… Leggi tutto »