Saviano: tu chiamalo, se vuoi, “intellettuale”…

2 gennaio 2016

Il 2015 si è chiuso col grande scandalo delle banche popolari, che ha coinvolto da vicino Pierluigi Boschi e, per la proprietà transitiva dell’insensatezza, la figlia Maria Elena, ministro dell’attuale governo Renzi.
Non mi interessa prendere le difese degli interessati o del governo, così come eviterei debitamente di addentrarmi nel merito della questione, essendo già stata dibattuta in lungo e in largo. Mi interessa qui porre l’attenzione su altro.

Come certo ricorderete, in prima fila a chiedere le dimissioni della Boschi c’era Roberto Saviano, secondo cui il ministro era in qualche modo colpevole di aver tutelato gli interessi del padre. In uno stato di diritto propriamente detto si ritiene giusto che le eventuali colpe di un genitore non ricadano sui figli – questo, d’altra parte, è ciò che suggerisce anche il buonsenso, ma, si sa, il buonsenso non è di casa in Italia, pertanto meglio citare l’Antitrust: per l’Authority non c’è stato alcun conflitto d’interessi, non avendo la Boschi neanche partecipato ai Cdm di approvazione dei provvedimenti “salva-banche”.

Maria Elena Boschi, ne hanno chiesto le dimissioni per il coinvolgimento del padre nella questione delle banche popolari

Maria Elena Boschi, ne hanno chiesto le dimissioni per il coinvolgimento del padre nello scandalo delle banche popolari

Ciononostante l’intervento di Saviano, per quanto privo di ogni logica, è stato applaudito da politici, giornalisti e comuni cittadini. Per l’occasione lo scrittore napoletano è stato insignito del titolo di “intellettuale“, come già successo altre volte in passato. A questo punto c’è davvero da chiedersi che cosa sia un intellettuale.
Vediamo se Treccani ci aiuta a dirimere la questione:

Riferito a persona, colto, amante degli studî e del sapere, che ha il gusto del bello e dell’arte, o che si dedica attivamente alla produzione letteraria e artistica: una donna i. e raffinata; in questo sign. è per lo più sostantivato, soprattutto al plur., gli i., per indicare complessivamente coloro che si dedicano agli studî, che hanno spiccati interessi culturali, che esercitano una attività intellettuale o artistica (analogam., in designazioni collettive: la classe i., o, più comunem., la classe degli i.; gli ambienti i. e raffinati di Parigi; un salotto i. e mondano, e sim.).

Nessuno mette in discussione il coraggio di Saviano nell’aver trattato con disinvoltura argomenti delicati, contribuendo così a denunciare il modus operandi della camorra, ma, a a ben vedere, la produzione di Saviano è, ad oggi, assai limitata, ripetitiva e priva di originalità. In un decennio lo scrittore napoletano ha pubblicato appena due romanzi, un paio di saggi e poco altro. I romanzi, a cui deve l’intera sua fortuna, sono macchiati da accuse di plagio e diffamazione. Inoltre l’autore non è mai riuscito a imporsi trattando argomenti diversi da quelli a lui più noti (camorra e crimine organizzato). Non si può quindi dire che la vita dell’autore di Gomorra sia dedicata alla produzione letteraria, agli studi o che abbia particolari interessi culturali. Tra Saviano e un Pasolini qualunque (se preferite un diverso orizzonte culturale potrei citare la Fallaci) c’è l’abisso.

Treccani suggerisce anche una diversa interpretazione del termine: «Nell’uso contemporaneo ha spesso valore iron. o limitativo, per indicare ostentazione di gusti e costumi raffinati o superiorità culturale e spirituale, non di rado solo immaginaria: è un i.; fa l’i.; posa a intellettuale». Paradossalmente quest’accezione è quella che più d’ogni altra si addice al personaggio, ma non essendo il termine usato in senso ironico mi trovo obbligato a scartarla a priori.
Vediamo, dunque, come continua Treccani:

In ambienti politici, la parola è stata usata con accezioni e sfumature diverse, talora per definire coloro che, in un gruppo sociale, in un partito e sim., costituiscono, per la loro preparazione culturale, per ingegno, ecc., la mente direttiva e organizzatrice (ha questo sign. anche l’espressione gramsciana i. organico)

Questa definizione sembra avvicinarsi alla realtà, essendo Saviano un autore politicamente orientato e quindi promosso da un ambiente politico in particolare (la sinistra salottiera e benpensante alla Fabio Fazio); tuttavia, anche in questo caso, mancando sia la preparazione culturale sia l’ingegno e non avendo Saviano alcun ruolo direttivo all’interno dell’area politica di appartenenza, la definizione appare fuori luogo.

Sicuramente la sinistra di oggi si trova a corto di pensatori degni di questo nome che siano anche noti al grande pubblico, quindi all’elettore-medio, e la ricerca spasmodica dell’asso vincente spinge taluni a spacciare per intellettuali personaggi in realtà senza arte né parte. Ma, per carità, la parola oggigiorno è già svilita abbastanza. Cerchiamo di non spingerci oltre. E se proprio siete a corto di idee, usate Busi come cavallo di battaglia: almeno un’autentica, originale produzione letteraria ce l’ha.