Quando la vis polemica è mera autoreferenzialità

9 gennaio 2016

Quest’intervento è la diretta continuazione del post “Chi crede che il credente, oggi, non creda più“. Per comodità darò per scontato che abbiate già letto il post precedente, risparmiando così ripetizioni inutili.


Con “Babbo Natale, Gesù adulto” Maurizio Ferraris ha perso l’occasione per indagare in maniera neutrale un argomento, quello della fede nella società secolarizzata, che meritava sicuramente di essere approfondito con maggiore serietà, mettendo cioè da parte posizioni ideologiche e pregiudizi di varia natura.

Le reali intenzioni dell’autore sono chiare da subito, è l’impostazione stessa del discorso a fugare ogni dubbio: Ferraris, infatti, riduce l’intero discorso sulla fede a un solo punto, quello della resurrezione, sfruttando a proprio vantaggio le parole di Paolo, secondo cui «se Cristo non è stato risuscitato, vana dunque è la nostra predicazione e vana pure è la vostra fede». Dimostrando, quindi, che la maggioranza dei credenti oggi non credono nella risurrezione, si può tranquillamente sostenere che i credenti rifiutano i dogmi e si rifanno, più genericamente, a una religione individuale, del cuore.

Sul fatto che i credenti devoti, praticanti oggi non credano nella risurrezione, come ho già spiegato, nutro seri dubbi. L’intero discorso di Ferraris si prefigura quindi come un’autoreferenziale digressione sul nulla. Ma, anche accettando per assurdo l’idea di fondo, non c’è dubbio alcuno che se l’autore avesse davvero voluto chiedersi, con onestà intellettuale e senza pregiudizi di sorta, in cosa crede chi crede, avrebbe evitato di muovere la polemica partendo da un argomento, quello della risurrezione, che riguarda soltanto il mondo cristiano (l’ebraismo non riconosce la risurrezione di Gesù; per l’Islam Gesù ascese al cielo, senza morire in croce e resuscitare).

Non solo. Quello della resurrezione è un tema ancora aperto e dibattuto: teologi e studiosi cristiani ne hanno dato varie interpretrazioni e diversi non concordano nel concepire la fede come una mera accettazione di fatti miracolosi che potrebbero benissimo rappresentare simboli e allegorie (di cui, tra l’altro, la Bibbia abbonda). Il fatto che alcuni credenti possano prendere alla lettera il discorso sulla risurrezione mentre altri possano vedere in esso un mito o un’allegoria non implica nulla. Semplicistica è quindi la tesi di chi, come Ferraris, riduce tutto alla cieca e acritica accettazione del tema della risurrezione. Certo, si dirà che le parole di Paolo non lasciano dubbi. Ma allora bisognerebbe anche avere l’accortezza di considerare la Prima lettera di Paolo ai Corinzi tenendo presente il contesto storico in cui questa è stata scritta: sebbene molti cristiani, ancora oggi, si riferiscano a essa per discutere i problemi all’interno delle comunità ecclesiali, la Prima lettera di Paolo ai Corinzi è anzitutto un documento che ci parla della comunità cristiana nel primo secolo dC. Estrapolarne una parte per definire lo spartiacque tra fedeli e miscredenti è pura strumentalizzazione, neanche particolarmente raffinata.

Il cristianesimo nel corso della sua storia è passato per una moltitudine di discussioni interne, ma questo non vuol dire che il messaggio di fondo abbia perso validità o sia stato rinnegato dalla comunità di credenti. Persino il culto è stato oggetto di dibattito e ha subito modifiche nel tempo. Pensiamo alle missioni. Quando i primi missionari raggiunsero terre dove erano radicati altri culti si pose subito un problema: come integrare quei riti alla dottrina cattolica? Capite bene che conciliare i riti cinesi in onore del Cielo non era all’epoca cosa da poco, così la questione diede origine a una serie di animate discussioni all’interno della Chiesa. Ma i missionari che all’epoca si rifiutarono di obbedire al Pontefice erano forse eretici o miscredenti? Assolutamente no, eppure tennero il punto per quasi un secolo (per la cronaca, duecento anni più tardi Pio XII autorizzerà i cattolici cinesi a prendere parte a quei riti).

Papa Pio XII pose fine alla secolare controversia dei riti cinesi

Papa Pio XII pose fine alla secolare controversia dei riti cinesi

Scrivendo di Papi, Ferraris conclude il suo ragionamento con una piccola, insignificante concessione: se proprio – dice il professore di filosofia teoretica – i cattolici credono ancora nel Pontefice… Hai detto niente! Per Ferraris il tutto si spiega col fatto che il Papa è una figura reale, carismatica, in cui è più facile credere oggigiorno, ma non è certo una novità che i cattolici ripongano la loro fiducia nella più alta autorità religiosa della Chiesa cattolica! A ben vedere ci sarebbe da stupirsi del contrario, ma visto che siamo in vena di ovvietà vale la pena precisare anche questo.

Io non so se Ferraris abbia scritto “Babbo Natale, Gesù adulto” per sostenere l’ideale di una società sempre più nichilista o animato dal razionalismo più militante. In ogni caso ha ben poco da festeggiare. Non mi pare infatti che alla progressiva scomparsa della spiritualità si stia via via sostituendo qualcosa di nuovo e positivo.
I fan di Nietzsche avrebbero di che gioire se il contesto attuale portasse alla nascita dell’Uomo Nuovo; i razionalisti se a questa crisi si accompagnasse un rifiorire della ragione. A conti fatti, però, viviamo solo in una società più vuota: senza cultura, valori, ideali, contenuti. Non mi pare proprio che siano queste le basi per uno slancio superomistico o per un nuovo secolo dei lumi…