Come trovare lavoro all’estero

23 gennaio 2016

E così avete deciso di trasferirvi all’estero.
Avete scelto la destinazione, vi siete documentati su come affrontare al meglio questa nuova avventura, avete memorizzato a dovere i tipi da evitare. C’è però un pensiero che continua a tenervi impegnati. A ben vedere, non un dettaglio di poco conto: come trovare lavoro all’estero?

Qui il discorso si complica. Chi cerca un posto nella ristorazione non avrà certo le stesse necessità di chi cerca invece un lavoro da impiegato. E anche gli impiegati avranno esigenze diverse in base al settore, all’esperienza, al ruolo desiderato. Un discorso a parte andrebbe fatto invece per chi vuole intraprendere all’estero un’attività da libero professionista e necessita di clienti, piuttosto che del tradizionale datore di lavoro. Per evitare inutili complicazioni proviamo a focalizzare l’attenzione sul lavoro dipendente (per discutere di lavoro freelance ci saranno altre occasioni). In questo caso si pone subito un problema: candidarsi dall’Italia o in loco?
Entrambe le opzioni sono valide, ma vanno considerate con cautela.

INVIARE CANDIDATURE DALL’ITALIA
I vantaggi sono evidenti: doveste avere successo, vi trasferirete nella nuova città con la certezza di un lavoro in tasca, risparmiando tempo e denaro e avendo così la possibilità di concentrarvi su altre priorità (la ricerca di una sistemazione, iter burocratici, ecc.). Il problema è che, mandando le candidature dall’Italia, rischiate di essere scartati più facilmente: perché l’azienda X dovrebbe aspettare il vostro arrivo (e assestamento), potendo contare su valide alternative già presenti sul territorio?
Per ridurre questo rischio potreste “barare” (molti lo fanno), magari inserendo nel curriculum indirizzo e recapito locali (oggigiorno basta un breve viaggio all’estero o un ordine online per accapparrarsi una sim card straniera). Ma se il potenziale datore di lavoro dovesse anche solo immaginare che state provando a fare i furbi (immaginate: vi chiamano per un colloquio e non siete immediatamente disponibili), state certi che sarete scaricati.
Ma a chi conviene, allora, inviare candidature direttamente dall’Italia? Sconsiglio categoricamente questa possibilità a chi è alla ricerca di un lavoro poco qualificato – perdonate l’espressione infelice, è per capirci. Pizzaioli, baristi, commessi, camerieri. Il discorso chiaramente cambia se cercate una posizione più qualificata all’interno di qualche grande catena della ristorazione (Costa, Starbucks, ecc.) ma in tutti gli altri casi, sarà conveniente muovervi direttamente una volta arrivati nella nuova città. Al contrario, la candidatura dall’estero è fortemente raccomandata a chi possiede un set di competenze particolari, specialistiche. Conoscete SAP a menadito? Avete milioni di certificazioni Cisco? Parlate fluentemente giapponese? Più forte e specializzato sarà il vostro profilo, maggiori saranno le possibilità di essere considerati, anche inviando il CV dalla città di origine.

INVIARE CANDIDATURE TROVANDOSI GIA’ ALL’ESTERO
Per questa opzione vale il discorso opposto: il livello di difficoltà è maggiore – non siete più comodi sul divano di casa, avrete mille rogne da gestire simultaneamente e ogni giorno di attesa intaccherà il vostro budget iniziale – ma il tasso di risposta è notevolmente più alto. Siete sul posto, siete affamati di lavoro e apparite sicuramente più coraggiosi e intraprendenti di chi, invece, è rimasto comodamente a casa. In modo particolare consiglio questa opzione a chi cerca uno specifico lavoro qualificato, magari attinente ai propri studi, ma non ha ancora l’esperienza e le competenze per risultare appetibile dall’Italia – è il caso, per esempio, di molti neolaureati.
Ebbene, se avete deciso di trasferirvi prima di inviare eventuali candidature, armatevi di tanta pazienza e infinita buona volontà. Se avete problemi di budget – di nuovo, il mio pensiero è per i più giovani – per l’iniziale sistemazione temporanea valutate ogni soluzione possibile: amici, parenti, ostelli, B&B, CouchSurfing. E se proprio non trovate nulla di qualificato nonostante lo scorrere inesorabile delle settimane, abbassate temporaneamente le aspettative e optate per qualcosa di più abbordabile. In questa prospettiva può essere utile preparare due curriculum diversi: uno, da disseminare per pizzerie, pub, palestre, hotel, ostelli e ristoranti; l’altro da inviare alle aziende.

Ci sono poi un paio di raccomandazioni di cui dovreste tenere sempre conto, indipendentemente dal luogo da cui inviate la vostra candidatura:

  • Per la ricerca di offerte di lavoro non focalizzatevi sul canale che ritenete essere, in genere, il più diffuso (es. LinkedIn) o che magari è popolare in Italia, ma necessariamente altrettanto all’estero. Ogni Paese infatti ha i suoi canali preferenziali. Se cercate lavoro in Irlanda, può tornare utile IrishJobs; in Inghilterra, reed.co.uk; in Germania magari può convenire passare per l’Agentur für Arbeit (agenzia per il lavoro) e via dicendo. Informatevi, anziché dare tutto per scontato.
  • Tenete anche a mente che ogni Paese utilizza i suoi standard per le candidature. Per esempio, quell’obbrobrio che è il curriculum in formato “Europass” viene scartato a priori – giustamente, a mio avviso – nella maggior parte dei Paesi europei. Oppure la foto da allegare al curriculum: in alcuni Paesi non è necessaria, in altre predispone meglio il recruiter. Si pensi anche al discorso delle referenze: in alcuni Paesi (es. Germania) una candidatura priva di referenze ha scarsissime possibilità di essere presa in considerazione. Lo stesso discorso vale anche per la fase di follow-up. In alcuni Paesi vi tengono aggiornati sullo stato della candidatura, in altri no: talvolta è apprezzata la chiamata per mostrare ulteriore interesse, talvolta è considerata una scortese sollecitazione. Documentatevi su prassi e preferenze locali. Comportatevi di conseguenza.