Luci a San Siro? No, sul Pirellone: l’abuso di Maroni

23 gennaio 2016

Non mi interessa, in quest’occasione, addentrarmi nella questione sulle unioni civili, sulla stepchild adoption, sulla pratica dell’utero in affitto. Vorrei invece riflettere sulla storia del Pirellone di cui avete sicuramente già letto.

Roberto Maroni, Presidente della Regione Lombardia, difende così la scelta di illuminare la facciata del palazzo:

Family Day. Anche questa volta i soliti professionisti del “politically correct (???)” non sanno fare altro che sputare odio e intolleranza verso chi ha opinioni diverse dalle loro. Mi fanno pena. Noi andiamo avanti per la nostra strada, che è quella giusta: riconoscere i diritti di tutti, certo, ma tutelare la famiglia naturale garantendole (come noi facciamo in Lombardia) tutti quei diritti che la nostra Costituzione repubblicana stabilisce all’articolo 29: “La Repubblica riconosce i diritti della famiglia come società naturale fondata sul matrimonio”.
(Roberto Maroni, dal profilo su Facebook)

Qui il politically correct non c’entra nulla, così come non c’entra neanche la Carta.
Fino a prova contraria, il Grattacielo Pirelli appartiene non a Maroni, ma a Regione Lombardia e Comune di Milano. La bravata – perché di questo si tratta – è stata portata a termine senza un voto del Consiglio né dell’Ufficio di Presidenza. Un’iniziativa privata, insomma, su un edificio di proprietà di un’istituzione pubblica. La decisione del Presidente della Regione rappresenta quindi, a tutti gli effetti, un abuso che lede la credibilità dell’istituzione che Maroni stesso, almeno idealmente, dovrebbe rappresentare, e offende la cittadinanza intera, rappresentandone solo una parte.

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Maroni si improvvisa esperto di lighting design e ridicolizza la Regione

Giusto per chiarire i termini della questione, il punto non è il contenuto del messaggio in sè: se anche avesse fatto illuminare la facciata del Pirellone con la scritta “Family gay” (o con qualsiasi altro messaggio favorevole al riconoscimento delle unioni civili), Maroni avrebbe sbagliato comunque. L’unica differenza è che in quel caso a insorgere sarebbero stati i sostenitori del Family Day, ma l’errore di fondo sarebbe stato il medesimo.

Una esemplare multa pecuniaria è il minimo che qualsiasi cittadino lombardo, indipendentemente dall’appartenenza politica e dalla posizione individuale sulla questione, dovrebbe a questo punto pretendere.