Unioni civili: sia il popolo a dirimere la questione

24 gennaio 2016

Su queste pagine, per restituirvi un identikit del titolare del sito, ho usato le seguenti parole: «uomo, bianco, sulla trentina, italiano, non più residente in Italia». Alla descrizione avrei potuto aggiungere «scapolo, eterosessuale». Non l’ho ritenuto pertinente, eppure scapolo ed eterosessuale sono termini particolarmente carichi di significato. Se infatti dovessi mai decidere di convolare a nozze con una donna, potrei certamente farlo. E’ un diritto che ho di fatto ereditato con il mio orientamento sessuale. C’è invece chi in Italia, oggi, questa possibilità non ce l’ha.

Proprio in questi giorni si parla molto di genere, orientamento sessuale, matrimonio.
Personalmente non ho nessun pregiudizio verso un’eventuale estensione di un diritto che io ho di fatto ereditato, mentre altri faticano ancora oggi a avere riconosciuto. Ma la questione delle unioni civili non può essere archiviata con questa leggerezza. Il dibattito, d’altra, parte, è viziato da insopportabili polarizzazioni. Pensiamo a SvegliaItaliaFamily Day. In fondo si tratta di iniziative speculari. Rappresentano due approcci ideologici inconciliabili: uno inclusivo, l’altro esclusivo. Quella a cui assistiamo è dunque una faida tra due sordi che che continuano a urlare l’un l’altro la propria verità. Cosa, questa, che preclude ogni possibilità di dialogo – quello sano, intendo. Parafrasando Villaggio / De André, è mai possibile, o porco di un cane, che le questioni in codesto reame debban risolversi tutte con scontri tra ultras? Nulla in Italia viene risparmiato a inutili strumentalizzazioni e partigianerie.

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Le locandine dell’evento SvegliaItalia

In questo caso mi pare più che mai fuori luogo. Già, perché il discorso sulle unioni civili apre una questione ancora più seria e delicata – quella delle adozioni – che non coinvolge soltanto la coppia omosessuale, ma anche i bambini, con tutto quello che ne consegue in termini di diritti dell’infanzia, ripercussioni psicologiche e via dicendo. E’ troppo chiedere a tutti un passo indietro nel nome di un confronto civile, informato – libero, se possibile, dall’intromissione di questa o quella lobby?

Sono certo che molte coppie omosessuali potrebbero essere, sulla carta, genitori migliori di certe coppie eterosessuali, ma al momento non posso fare a meno di catalogare l’intera questione tra gli esperimenti sociali.
Gli effetti a lungo termine dell’omogenitorialità sono infatti ancora tutti da verificare. Chi ci assicura, per esempio, che un bambino, che solitamente sviluppa identità e sfera delle affettività rapportandosi con entrambi i generi, non possa risentire del fatto di avere, per l’intera infanzia, un solo genere di riferimento? Si dirà che diverse associazioni di professionisti hanno evidenziato che non sussistono differenze sostanziali sul benessere mentale del bambino, ma si tratta di studi recenti, basati su campioni limitati, condotti in Paesi (Stati Uniti e Australia) dove l’omogenitorialità è stata introdotta da meno di venti anni. Non conviene allora affrontare la questione in modo aperto, certamente, ma con tutte le cautele del caso, evitando sia entusiasmi da stadio sia chiusure a priori?

La Corte europea dei diritti umani, sempre pronta a multare l’Italia per il ritardo legislativo in materia di unioni civili, può attendere. O vogliamo davvero che l’agenda politica italiana venga definita da pressioni esterne e irrazionalità di piazza? In questo modo rischiamo che venga frettolosamente approvato (o definitivamente affossato) un decreto legge di cui la maggior parte degli italiani non ha neanche chiaro il contenuto.
Ecco perché ritengo che, dopo un dialogo sano ed equilibrato, ad esprimersi su una questione tanto complessa e delicata debba essere direttamente il popolo italiano, tramite referendum. Così come si è fatto, per esempio, nella civilissima e altrettanto cattolica Irlanda. Solo così potremo disinnescare l’infinita serie di inutili polemiche che seguirà l’eventuale introduzione (o affossamento) di questo o quel decreto legge.
Siano dunque gli italiani a esprimersi, ma solo dopo una campagna informativa equa, chiara, rispettosa di tutte le posizioni. Se il Partito Democratico del non-eletto Renzi è davvero democratico come sostiene di essere, riconosca al popolo italiano la maturità intellettuale per dirimere la questione, decidendo se e come risolvere l’attuale gap legislativo.