Dalla produzione industriale al centro commerciale

27 gennaio 2016

E così ad Arese presto aprirà un nuovo centro commerciale. Il più grande d’Italia e tra i più grandi d’Europa: centoventimila metri quadri, duecentotrenta negozi, venticinque ristoranti. Numeri impressionanti, convenite? Immaginate la quantità di clienti. Dicono che ne attirerà persino dalla Svizzera. Difficile mostrarsi critici di fronte a una simile notizia…
Ma a me piace andare controcorrente. E non ho neanche bisogno di attendere l’apertura per stroncare l’iniziativa! Dell’ennesimo, megagalattico centro commerciale non saprei proprio che cosa farmene. Bocciato, quindi. Bocciato senza esitazione, il tanto atteso centro commerciale di Arese!

«Ma come!» direte voi «Pensa a quanti posti di lavoro offrirà una volta aperto! Il centro commerciale di Arese è destinato a diventare il simbolo di un’Italia che cresce e torna a spendere! La risposta ai gufi che parlano di crisi quando invece i ristoranti sono pieni…» – ogni riferimento a fatti o persone NON è puramente casuale. Sarà, ma della retorica dell’ottimismo faccio volentieri a meno. E per quanto possa farmi piacere sapere che migliaia di persone troveranno un impiego grazie a questo centro commerciale, non riesco a ignorare il significato simbolico di quest’apertura.

Il centro commerciale di Arese sorgerà infatti in un’area che prima era parte dello stabilimento Alfa Romeo, il più grande sito produttivo della casa automobilistica milanese. Là dove un tempo neanche troppo lontano si progettavano, disegnavano e producevano automobili poi vendute in tutto il mondo, ora sorgono capannoni dismessi che, da qui a pochi mesi, saranno rimpiazzati da negozi di abbigliamento low cost e catene di ristoranti fast (junk) food.

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Lo stabilimento Alfa Romeo di Arese, a breve centro commerciale

La produzione è stata spostata altrove, non ha cessato con la chiusura dello stabilimento Alfa Romeo, ma è comunque triste pensare che il recupero di un vasto sito produttivo passi dalla costruzione di un mega-parcheggio e dell’ennesimo centro commerciale – due nonluoghi, per dirla con Marc Augé.
E certo, si dirà che anche il terziario ha la sua importanza, ma il centro commerciale di Arese è la sintesi perfetta del declino italiano, che passa per l’involuzione da Paese-produttore a Paese-consumatore. Questo è il ridimensionamento a cui sembriamo destinati, ma non vorrei ripetermi.

Qualcuno obietterà: «E il Regno Unito? Anche Manchester oggi è piena di capannoni dismessi, eppure il Regno Unito resta la sesta economia al mondo». Vero, ma dopo aver sacrificato la propria produzione industriale, il Regno Unito ha saputo reinventarsi come economia finanziaria. L’Italia sta forse facendo altrettanto? Se si sta reinventando in qualche altra cosa, senza dubbio lo fa in modo alquanto discreto…
Allora qualcuno abbia il fegato di ammetterlo: non c’è un piano industriale per l’Italia, vogliamo essere un mero mercato di consumo e poco più. Solo dopo essermi messo l’animo in pace festeggierò anch’io per l’apertura dell’ennesimo centro commerciale.