Se Dio vuole, vi riassumo l’Italia intera

29 gennaio 2016

Contravvenendo alle indicazioni che io stesso ho consigliato a chi si appresta a trasferirsi all’estero, questa settimana mi sono lasciato prendere dalla nostalgia di casa e sono andato a vedere al cinema un film italiano (ricordo a chi mi legge che al momento sono di stanza in un Paese dell’Europa centro-orientale: i film italiani non sono quindi il mio pane quotidano). La pellicola in questione? Se Dio vuole di Edoardo Falcone, qui all’esordio cinematografico, prontamente premiato sia col David di Donatello sia col Nastro d’argento nel 2015, anno di uscita del film.

La trama si riassume facilmente. Da una parte c’è Tommaso, padre di famiglia, medico, ateo convinto; dall’altra il figlio Andrea, un ragazzo riservato che il padre crede essere gay e che invece, una sera, sorprende tutti con un’inaspettata ammissione: «voglio diventare sacerdote». Tra i due, don Pietro: carismatico e istrionico uomo di Chiesa. Tommaso lo accusa di aver manipolato il figlio e ingaggia così una divertentissima quanto surreale battaglia.

La pellicola, affidata a un cast di tutto rispetto – Marco Giallini, Alessandro Gassmann, l’immancabile Laura Morante (riuscireste a immaginare un buon film italiano di questi anni senza la sempre-affascinante attrice toscana?) – è una commedia che difficilmente potrebbe spingere lo spettatore a rispecchiarsi negli eventi che si susseguono durante il film. Il numero di famiglie che potrebbero, oggi, ritrovarsi in situazioni come quella di Tommaso e del figlio Andrea è risibile e di presbiteri alla don Pietro certo non se ne vedono molti in giro. Pur non potendo far leva sull’immedesimazione, Se Dio vuole riesce egregiamente a riassumere l’Italia di questi anni, offrendone quasi uno spaccato.

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Una scena del film

Ci sono, più o meno nell’ordine: la famiglia moderna messa di fronte alla questione dell’omosessualità; il razionalismo militante che bolla come anacronistico il bisogno di spiritualità («Un figlio prete? Sarebbe come fare l’arrotino! Lo zampognaro!»); settantottini in piena crisi di mezza età (e le conseguenti crisi matrimoniali); il vuoto esistenziale (e culturale) di certi Millenials, qui rappresentati dalla figlia Bianca; una Chiesa che prova a reinventarsi al tempo della crisi delle vocazioni; il tema della fede in una società secolarizzata (letture addizionali consigliate: qui e qui). L’avreste mai detto che da una storia apparentemente così marginale potesse svilupparsi un film così attuale?