L’arrivo nella nuova città: i primi giorni all’estero #2

2 febbraio 2016

Questo post è la continuazione dell’intervento “L’arrivo nella nuova città: i primi giorni all’estero #1“. Per meglio seguire il filo del discorso, si consiglia la lettura della prima parte.


I primi giorni sono i più duri, e non solo per eventuali barriere linguistiche e problemi legati all’adattamento. I più abili giocolieri fanno volteggiare diversi birilli senza mai farli cadere. Allo stesso modo voi, novelli expat, durante le prime settimane dovrete destreggiarvi su più campi, con coordinazione e rigore organizzativo, cercando di tenere tutto insieme.

Ma vediamo perché può essere estremamente impegnativo far quadrare tutto quanto.
Come già spiegato, nella peggiore delle ipotesi dovrete pensare alla ricerca di una sistemazione, all’iter burocratico e alla ricerca di un lavoro. Nel caso abbiate lasciato l’Italia con la certezza di un impiego, le rogne a cui pensare saranno soltanto le prime due – saltate pure l’ultimo paragrafo – ma non pensate che avrete, per questo, vita facile.

CERCARE CASA ALL’ESTERO
Paese che vai, mercato che trovi. I siti di riferimento per monitorare gli annunci immobiliari variano di Paese in Paese – fate una piccola indagine e focalizzatevi sui principali e più affidabili per il Paese dove vi siete trasferiti – così come possono variare molto anche le condizioni generali d’affitto (pensate, per esempio, all’ammontare della caparra) e i documenti richiesti. Ci sono Paesi dove potrebbero persino chiedere la lettera di referenza di un landlord precedente; oppure – è il caso della Germania con lo Schufa – documenti che attestino la vostra affidabilità come pagatori. L’ideale sarebbe investigare il mercato immobiliare del Paese di riferimento ancora prima di trasferirsi. I più incauti potranno comunque rimediare una volta arrivati sul posto.
Cercate di raccogliere tutti le carte possibili e presentatevi agli appuntamenti con una copia dei documenti necessari a portata di mano. In alcuni Paesi, infatti, la concorrenza può essere feroce, e non solo per gli appartamenti migliori.
Concentratevi sugli annunci pubblicati da poco (la maggior parte dei siti permette di ordinare i risultati per data), tempestate di chiamate e organizzate quanti più appuntamenti possibili, tenendo sempre a mente la distanza da un appartamento all’altro e i tempi di percorrenza (che nelle grandi città può essere un dettaglio non di poco conto).
Non anticipate mai somme di denaro prima di aver firmato alcunché e, soprattutto, prima di aver messo piede fisicamente nell’immobile: le truffe non sono infrequenti. Verificate anche che l’appartamento non sia presente su siti come Airbnb. Ultimamente va infatti di moda una truffa ben collaudata: il truffatore affitta per qualche giorno un appartamento sul noto portale, pubblica annunci falsi per l’affitto dell’immobile spacciandosi per il proprietario, mostra la casa, conquistando così la fiducia del malcapitato di turno, e poi svanisce. Il truffatore scappa con la caparra, dopo aver lasciato le chiavi dell’immobile; lo sventurato, che pensa di aver concluso a tempo di record un accordo vantaggioso, scopre di esser stato gabbato solo quando il proprietario di casa, quello vero, reclama l’appartamento qualche giorno più tardi. Occhia aperti dunque, sempre. E se le finanze ve lo permettono, affittate tramite un’agenzia seria: vi costerà di più, ma risparmierete sorprese.

LA BUROCRAZIA
Altra rogna non indifferente è la burocrazia. Se vi siete trasferiti all’interno di un Paese comunitario, la procedura sarà più semplice e, salvo minime variazioni, uguale per tutta l’Unione Europea, ma resterà comunque un fastidio non indifferente. Per esempio, dovrete registrare la residenza nel nuovo Paese, ma per fare questo dovrete anche dimostrare di avere dimora fissa presso un indirizzo valido. E qui le cose potrebbero complicarsi notevolmente.
Per capire meglio i termini della questione, torno all’esempio tedesco. In Germania la procedura di registrazione si chiama Anmeldung. Per completarla, vi verrà chiesto il contratto d’affitto con l’indirizzo del vostro nuovo recapito. Niente dimora, niente Anmeldung. Come ho già anticipato, però, per sottoscrivere un contratto d’affitto, potrebbero chiedere lo Schufa. Ma per aver rilasciato lo Schufa serve un conto in banca. E un conto in banca difficilmente ve lo faranno aprire senza un contratto di lavoro e uno di affitto. Niente contratti, niente conto in banca. Niente conto in banca, niente Schufa. Niente Schufa, niente dimora. Niente dimora, niente Anmeldung. Scommetto che vi è già venuto mal di testa. Ecco, abituatevi.
Completata la procedura di registrazione, serviranno il corrispettivo del nostro codice fiscale, assicurazione sanitaria ed eventuali altre rogne aggiuntive. In questa fase vi chiederete spesso se non era meglio restare in Italia. Non perdete tempo facendovi assalire dai dubbi proprio ora: rimboccatevi le maniche, piuttosto.

CERCARE LAVORO ALL’ESTERO
Alla questione ho già dedicato un intero post, a cui vi rimando. L’unica cosa che effettivamente vale la pena sottolineare ancora una volta è che senza un impiego difficilmente riuscirete a trovare casa. E senza un nuovo indirizzo non potrete iniziare l’iter burocratico. Ergo, se siete impegnati su tutti e tre i fronti, date la priorità massima alla ricerca di un posto di lavoro e, se necessario, abbassate un po’ le aspettative. L’obiettivo, almeno agli inizi, non sarà infatti trovare il lavoro dei sogni (per quello potete provare a muovervi con più calma, in un secondo momento) ma assicurarvi un’entrata fissa. Avere un contratto da sfoggiare faciliterà la ricerca di una sistemazione stabile, dopodiché il completamento dell’iter burocratico sarà una mera formalità.