Il calcio italiano è migliore di quello inglese?

2 febbraio 2016

Oggi una riflessione leggera, ispirata da una discussione avuta, non troppo tempo fa, con alcuni coetanei italiani, anche loro residenti all’estero – sì, lo so, a chi si trasferisce consiglio di evitare i connazionali, ma a volte le circostanze proprio non lo permettono…
I ragazzi in questione, tutti grandi estimatori della Serie A, sostenevano che il campionato italiano fosse, per qualità, migliore di quello inglese; il sottoscritto era invece il solo a tessere le lodi del calcio inglese e ribadirne l’indubbia superiorità.

L’argomentazione dei connazionali era sostanzialmente una: l’Italia tra poco potrebbe superare l’Inghilterra nel ranking UEFA, quindi il calcio italiano è senza dubbio migliore.
In difesa del calcio inglese avrei potuto agevolmente usare un’ampia gamma di argomentazioni: gli stadi (in uno stato migliore delle nostre strutture, spesso fatiscenti), le tifoserie e quindi anche il numero di spettatori (se non avete mai provato l’atmosfera di uno stadio inglese difficilmente capirete), l’attenzione riservata ai vivai, l’organizzazione delle competizioni (cos’è la Coppa Italia a confronto con la FA Cup?). Per non umiliare i miei interlocutori, ho preferito che a parlare fosse soltanto la qualità dei giocatori in campo. E così ho sentenziato: «nella Premier League oggi giocano molti più campioni che nella Serie A». Vi lascio immaginare la reazione. Fischi, prese in giro. Le tipiche reazioni di chi, non padroneggiando l’argomento, non è in grado di contrapporre obiezioni valide.

Riuscireste, per esempio, a nominare dieci grandi campioni che giocano oggi in Italia? Ci sono Higuain, Pogba… E poi? Con qualche sforzo potreste raggiungere, al massimo, quota cinque. In Premier League invece troviamo Özil, Agüero, David Silva, Rooney, De Bruyne, Cech, Barkley, de Gea, Touré, Ramsey, Fàbregas – solo per citarne alcuni… Questo non è bastato a placare le contestazioni dei miei interlocutori. Così ho insistito: «la maggior parte dei giocatori convocati nelle nazionali maggiori gioca in Premier League». Di nuovo: schiamazzi, ridicole obiezioni. Qualcuno si è spinto a commentare: «certo, se consideri anche nazionali sfigate tipo Mali e Burkina Faso!»

Così, per gioco, proviamo allora a verificare la mia affermazione considerando le prime otto posizioni del ranking FIFA, che è calcolato in base ai risultati recenti di ogni squadra (mi fermo alle prime otto posizioni, perché alla nona c’è proprio l’Inghilterra: includerla vorrebbe dire falsare le statistiche).
Al momento della pubblicazione di questo post, le prime otto posizioni sono ricoperte, nell’ordine, da: Belgio, Argentina, Spagna, Germania, Cile, Brasile, Portogallo, Colombia. Insomma, non il Mali e il Burkina Faso… Ora, per ognuno di questi Paesi, prendiamo l’ultima rosa disponibile e verifichiamo quanti convocati nella nazionale maggiore giocano in Inghilterra e quanti in Italia:

  • Belgio: 14 giocatori in Premier League, 2 in Serie A
  • Argentina: 6 giocatori in Premier League, 4 in Serie A
  • Spagna: 6 giocatori in Premier League, 1 in Serie A
  • Germania: 2 giocatori in Premier League, 1 in Serie A
  • Cile: 1 giocatore in Premier League, 3 in Serie A
  • Brasile: 4 giocatori in Premier League, 1 in Serie A
  • Portogallo: 1 giocatore in Premier League, nessuno in Serie A
  • Colombia: 4 giocatori in Premier League, 6 in Serie A

Riassumendo: il campionato italiano è meglio rappresentato solo in due casi (Cile e Colombia), la Premier League vince il confronto nei restanti sei; trentotto convocati giocano nel Regno Unito, contro i diciotto del campionato italiano. Praticamente la metà.

Ma se tutti questi campioni giocano nella perfida Albione, perché – come sottolineavano i miei tronfi interlocutori – l’Italia a breve potrebbe sorpassare l’Inghilterra nel ranking UEFA?
Presto detto. Perché il ranking UEFA premia l’avanzamento nelle competizioni europee e le squadre italiane ultimamente hanno fatto meglio dei club inglesi. Perché qualitativamente migliori? No, qui sbagliano i connazionali, e infatti i grandi campioni all’Italia oggi preferiscono Spagna, Germania e Inghilterra, per l’appunto.

Più semplicemente, le squadre inglesi, per il tipo di gioco che esprimono (fisico, offensivo, poco tattico), si espongono più facilmente al rischio-eliminazione.
La solidità difensiva in Inghilterra non interessa (quasi) a nessuno. E di allenatori degni di questo nome nel Regno Unito se ne contano pochi. L’Italia invece ne sforna e ne esporta (pure in Inghilterra, dove, data la scarsa concorrenza, riescono facilmente a primeggiare: Ranieri ne è un ottimo esempio). E così succede che le squadre inglesi si fanno buttare fuori, compromettendo un ranking che in sé non significa nulla. Anzi.
Illudersi che la Serie A, oggi, sia qualitativamente migliore della Premier League è da stolti. Di Maradona, Batistuta, Baggio, Van Basten, Ronaldo non se ne vedono più sui campi italiani. E il declino è sotto gli occhi di tutti.

Derby di Milano. Ieri, Ronaldo-Maldini. E oggi?

Derby di Milano. Ieri, Ronaldo e Maldini. E oggi?