Abolire Schengen: una soluzione inaccettabile

13 febbraio 2016

Nelle ultime settimane si è parlato con insistenza di una possibile sospensione a lungo termine degli accordi di Schengen.
Per quanto criticabile possa essere oggi questa Unione Europea, non c’è dubbio che gli accordi di Schengen rientrino tra le migliori iniziative mai decise in ambito comunitario. Schengen è infatti figlia di quell’idea di Europa che poneva ancora come obiettivo primario quello della cooperazione economica. Proprio per questa ragione, rinunciare adesso al diritto ormai acquisito della libera circolazione di merci e persone, oltre a rappresentare un enorme fallimento, avrebbe anche gravi conseguenze sulle economie nazionali in un momento in cui, tra l’altro, l’Europa non brilla particolarmente.
In merito si sono già espressi diversi studi: il danno economico, nel lungo periodo, sarebbe significativo.

Se poi consideriamo le ragioni che potrebbero portare a una prolungata sospensione degli accordi la proposta appare ancora più irragionevole.
La campagna si sarebbe infatti riscaldata dopo gli attentati di Parigi, che hanno sollevato in Europa timori più o meno fondati in materia di sicurezza. Rinunciare a Schengen per timore di attacchi terroristici sarebbe quindi come ammettere che il terrorismo ha vinto; che i popoli europei, incapaci di arginare in altro modo una simile minaccia, si sono piegati alla paura. Tra l’altro, parafrasando Franklin, chi rinuncia a diritti acquisiti per briciole di temporanea sicurezza, non merita né quei diritti né la sicurezza.

Qualcuno su Twitter – perdonate la mancata attribuzione dell’autore, ma non riesco a trovare il tweet in questione – aveva ironizzato dicendo che gli accordi di Schengen sono diventati un problema quando gli euroburocrati hanno capito che a goderne sarebbero stati anche i poracci. Una battuta anti-sistema dal sapore vagamente qualunquista, eppure è difficile non scorgere in certe parole un fondo di verità.
Se la classe politica europea si aspettava che a sfruttare la libera circolazione di merci, persone e capitali sarebbero stati soltanto banchieri e uomini d’affari in giacca e cravatta, sbagliava di grosso. Schengen è una conquista di tutti – studenti, lavoratori, semplici turisti. Era ovvio che anche qualche mela marcia potesse provare a trarne vantaggio. O i politici nostrani credevano davvero che terroristi, crimine organizzato, evasori e via dicendo non avrebbero mai fatto nulla per sfruttare le nuove opportunità offerte da Schengen? Delle due, l’una: o la classe politica europea è drammaticamente ingenua, o irrimediabilmente stupida. In ogni caso, rinunciare a qualcosa di cui godono in molti per arginare fenomeni che coinvolgono pochi individui non può certo dirsi una mossa lungimirante. Smetterebbe un contadino di coltivare perché qualche frutto potrebbe essere attaccato dai parassiti?

Fa poi sorridere che a chiedere la soppressione di Schengen siano anche personaggi come Matteo Salvini, leader della Lega Nord, che a parole dicono di avere a cuore gli interessi reali dei cittadini, salvo poi smentirsi quando si tratta di andare alle cose concrete. Prendiamo la questione dell’immigrazione. L’Italia, pur essendo tra i Paesi più esposti all’imponente flusso migratorio di questi anni, di fatto è solo un Paese di transito: i migranti, siano essi profughi o potenziali terroristi, cercano di muoversi oltre i confini italiani, in direzione di Paesi quali Francia, Germania, Danimarca, Svezia. Schengen di fatto obbliga più o meno tutti i Paesi membri a un’assunzione di responsabilità. Reintrodurre i controlli alle frontiere all’interno dell’area-Schengen, rendendo così più difficoltoso ogni spostamento successivo all’ingresso nel continente, anziché monitorare più attivamente i confini esterni, di fatto condanna i Paesi più esposti – quelli di arrivo, come l’Italia – ad affrontare la questione nell’indifferenza generale. Quello che altrimenti sarebbe un problema specifico di alcuni Paesi, grazie a Schengen diventa un problema condiviso.

Qualcuno potrebbe comunque obiettare: i terroristi hanno passaporto comunitario, per questo è fondamentale ripristinare i controlli interni, le mele marce sono già dentro l’Unione Europea. Signori miei, per prima cosa decidetevi. Poi, se il problema è davvero interno, può essere fronteggiato in mille altri modi, più mirati e efficaci della chiusura delle frontiere: la rosa delle possibilità va dal rafforzamento delle attività anti-terrorismo (per esempio si potrebbero rafforzare i controlli sui cittadini comunitari che passano lunghe trasferte nei Paesi a rischio) all’introduzione a livello europeo di restrizioni sulla doppia cittadinanza, già introdotti da alcuni Paesi (la Germania, per esempio).

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Matteo Salvini, in prima linea con Marine Le Pen per la chiusura delle frontiere

La generalizzata chiusura delle frontiere non solo sarebbe comunque poco efficace, ma produrrebbe enormi danni. Come sempre l’Italia ha molto da perdere e poco da guadagnare da simili proposte. Ma non si dia per questo la colpa all’Unione Europea. Il fatto che gli italiani abbiano seri problemi a comprendere i propri interessi e far valere le proprie posizioni in ambito comunitario non è certo una novità ed è la vera ragione per cui l’Italia continua inesorabile la sua discesa verso la più completa incosistenza.