Becoming IAMX: Chris Corner emblema moderno

14 marzo 2016

E’ il lontano (ma non troppo) 1996 quando gli Sneaker Pimps ottengono i primi consensi con 6 Underground, pezzo dalle sonorità trip hop che viene subito usato per colonne sonore e spot pubblicitari. La canzone è il punto di riferimento dell’album d’esordio della band britannica, “Becoming X”. La voce è quella di Kelli Dayton, ma per i due lavori successivi è Chris Corner, uno dei fondatori del gruppo, a stringere tra le mani il microfono. Sono gli anni di Splinter e Bloodsport. Segue lo scioglimento della band, con sommo dispiacere del sottoscritto, che con la musica degli Sneaker Pimps è cresciuto.

Dalle ceneri della band britannica nasce IAMX, progetto solista di Chris Corner, che proprio in queste settimane sta girando il Vecchio Continente per promuovere il suo ultimo lavoro, “Metanoia”. Destino vuole che il tour comprenda diverse tappe nell’est Europa, dove il sottoscritto si trova di stanza.

Ovviamente non ho perso l’occasione per andare a vedere dal vivo un artista che, negli anni, ho avuto modo di apprezzare. E così ho anche potuto fare una scoperta sorprendente. Se i fan degli Sneaker Pimps erano rappresentati da un gruppo piuttosto variegato, a un concerto di IAMX è possibile trovare, invece, un pubblico prevalentemente femminile e molto giovane. Ragazzine che arrivano a tatuarsi in pieno petto il logo dell’artista pur di emulare l’oggetto del desiderio (le cui canzoni, tra l’altro, sono intrise di riferimenti sessuali e caratterizzate da un’intensa carica erotica).

IAMX-fan

Chris Corner – in arte IAMX – e una sua fan

Le infatuazioni delle giovinette per Chris Corner non sono un dettaglio di poco conto, suggeriscono qualcosa di importante. Le ragazzine, infatti, vanne pazze per un musicista che rappresenta fedelmente l’incarnazione di quel modello maschile che va tanto di moda nella società attuale, dove ribaltamento dei ruoli e gender bending sono all’ordine del giorno. D’altra parte, prima ancora di essere un artista poliedrico e creativo, Chris Corner è un uomo. Nella fattispecie, un quarantenne pansessuale dal corpo smunto, glabro, effeminatissimo. Una sorta di efebico eunuco dalla voce sottile che canta della propria ambiguità sessuale e la porta in scena, sul palco, tra maschere e trucco glitter, con una teatralità vagamente burlesque.

Chris Corner può quindi essere tranquillamente considerato un’espressione di questi tempi confusi.
Perché allora incensarne ne lodi all’interno di un sito che, in linea teorica, ha un rapporto controverso con la modernità (o quantomeno con certi suoi aspetti)? Presto detto. Chris Corner è un prodotto dei tempi moderni ma anche l’antidoto, o comunque una reazione alla modernità. Non a caso le canzoni scritte dal musicista britannico sono tutto fuorché generose nei confronti della società in cui viviamo.

Nei testi di IAMX si parla spesso di alienazione, apatia, solitudine, tendenze autodistruttive. Anche l’ultimo lavoro, il già citato Metanoia, muove in questa direzione. L’album, sospeso tra synthpop e industrial, è forse il disco più cupo dell’artista; trasmette esclusivamente inquietudine e disillusione. Già a partire dal primo brano, dove Corner canta: «no maker made me, everything I believed has died so silently, now I live on a wire chasing shadows». E com’è facile intuire, non c’è niente di allegro in Happiness, che è il monologo di un uomo che si è arreso alla solitudine («waiting for a sign, waiting for a smile to come to me»). Il tema della ricerca della felicità – in questo caso temporanea, illusoria, con ogni probabilità limitata al mero atto sessuale – ritorna anche in North StarI want flesh to bring me happiness ‘cause I feel nothing»). Ma, come in The background noise, all’uomo non resta che ripetere qualche mantra per esorcizzare la paura e cercare di convincersi vada tutto bene («I’ve got a big house, I’ve got fast car, I believe I am free, I am a good citizen, proud of my children, I love my wife, I love my life»). Ciononostante, l’angoscia è sempre in agguato («something isn’t sitting right, something wakes me up at night»). Ecco allora che non resta che arrendersi (Surrender) e aspettare il vento più selvaggio (Wildest Wind), mettendo insieme i pezzi di un puzzle di fallimenti («piecing together our jigsaw of failures»).

Se Metanoia è un concept album, il suo protagonista – Chris Corner in persona – non può che rappresentare la sintesi perfetta di quest’insana modernità che tanto ci appassiona.