Jamie Vardy, volontà di potenza allo stato puro

27 marzo 2016

Qualcuno dirà che era solo un’amichevole, certamente, ma la vittoria dell’Inghilterra sulla Germania detentrice del titolo mondiale ha portato alla consacrazione definitiva quel concentrato di energia che è Jamie Vardy. Perdeva 2-0, l’Inghilterra. Poi la rimonta. E a siglare il momentaneo pareggio, proprio lui: l’eroe di Sheffield, da ieri ufficialmente nel cuore di tutti gli amanti del pallone (tedeschi a parte, forse).

Rendiamoci conto: questo “ragazzo” già ventinovenne neanche cinque anni fa correva su polverosi campi di provincia. Nella stagione 2010-2011, quando ancora vestiva la maglia dell’Halifax Town, giocava nella settima serie inglese, il corrispettivo della nostra Prima Categoria. Nel giro di pochi anni non solo è arrivato in Premier League, ma con le sue diciannove reti ha trascinato il Leicester City al primo posto nella massima serie, fino a guadagnare la chiamata in nazionale.

Ieri, appunto, la consacrazione definitiva. Partito dalla panchina, in appena quattro minuti ha trovato la marcatura. E che rete! Di tacco. Con Neuer tra i pali, non un portiere qualunque.

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Jamie Vardy dopo la rete di tacco rifilata a Neuer in Germania-Inghilterra

L’incredibile quanto rapida ascesa potrebbe ricordare quella di Ian Wright, che giocava per lo sconosciuto Greenwich Borough prima di essere notato dagli osservatori del Crystal Palace, ma forse sarebbe più corretto paragonarlo ai nostri Schillaci e Toni: giocatori esplosi quando la maggior parte dei calciatori si avvia invece al tramonto.

Eppure c’è in Jamie Vardy qualcosa che lo rende per certi aspetti unico. La fame, forse. La rabbia, l’impeto. Jamie Vardy è la massima espressione calcistica del Wille zur Macht, la volontà di potenza di nietzschiana memoria. Un mix letale di energia e forza di volontà.
Perché Jamie Vardy non è un prodigio dotato di tecnica sopraffina. E’, per l’appunto, uno che fino a qualche anno fa calpestava i campi delle serie minori, alternando ai gol un lavoro come molti altri (per la cronaca, assemblava dispositivi ortopedici). Le sue giocate sono sporche, animalesche, istintive. Ma è proprio quest’impeto che lo rende un pericolo costante sotto porta.
Jamie Vardy non fa magie perché ne è capace, le fa perché ci crede, fino in fondo – per capirlo basta vedere come s’affanna in campo. E, credendoci, finisce inevitabilmente per renderle possibili.