Come sono visti gli italiani all’estero

5 giugno 2016

Italiani brava gente? Forse, ma il fatto che non esista nessuna espressione corrispondente in una lingua straniera suggerisce che questo sia solo quello che gli italiani amano credere di se stessi.
Anche perché noi italiani, abituati agli elogi – eccessivi, se non immeritati – delle nostre madri, in genere tendiamo sottolineare gli aspetti che ci fanno più onore: doti relazionali, capacità di adattamento (l’arte di sapersi arrangiare), il buon gusto, l’amore per la dolce vita.

Una cosa però va detta. Approssimativamente, per ogni dieci italiani che sono emigrati all’estero, un paio sono riusciti ad affermarsi nel loro settore e per questo sono apprezzati dalla comunità locale, almeno quattro sono finiti a svolgere qualche umile lavoro lontano dai riflettori, mantenendo cioè un basso profilo (è l’esercito di camerieri e operatori call center che ogni anno lasciano l’Italia armati di belle speranze), ma purtroppo i restanti quattro si sono fatti schifare. Proprio così, senza giri di parole: molti italiani all’estero si sono letteralmente fatti schifare. E di questi italiani dovremmo tutti vergognarci, anziché vedere in loro i furbi che hanno fregato tutto e tutti.

Perché sarebbe ora di una sana e onesta shame campaign? Perché è proprio a causa di certi elementi che la reputazione degli italiani all’estero – diversamente da quello che si crede in Italia – non è sempre delle migliori. E gli effetti li scontiamo poi tutti, indistintamente.

Stentate a crederci? Volete alcuni esempi? In Inghilterra l’accesso al credito è oggi molto più difficile di un tempo. Questo perché per anni gli italiani sono andati a truffare le banche della perfida (ma generosa) Albione, colpevoli di aver concesso per lungo tempo migliaia di sterline, tra prestiti e carte di credito, senza mai chiedere in cambio particolari garanzie. Così gli italici furbetti andavano a Londra a riempirsi le tasche di pounds per poi darsi alla macchia…
In Germania, invece, il cosiddetto Hartz IV, che regolamenta il sussidio sociale per chi è senza lavoro, ha subito modifiche in senso più restrittivo dopo che orde di ragazzi italiani e spagnoli hanno fatto rotta verso il Paese della tanto disprezzata Frau Merkel per vivere a sbafo del welfare tedesco. A modifiche approvate, taluni, avendo compreso che la pacchia era finita, hanno anche avuto la faccia tosta di lamentarsi!
E se poi ci spostiamo nell’Europa centro-orientale non pensate che la reputazione degli italiani sia tanto migliore. Il numero di morti di figa – perdonate l’espressione – che per decenni si è mosso tra Polonia, Ungheria, Russia e Ucraina in cerca di ragazze belle, facili e possibilmente poco pretenziose rispetto alle coetanee italiane, ha fatto sì che ora il maschio italiano, un tempo creduto principe azzurro e tenero amante, sia visto invece come un puttaniere fancazzista. Nella cattolicissima Cracovia persino qualche parroco, durante l’omelia, si trova costretto a mettere in guardia le giovani e ingenue ragazze polacche dalle lusinghe dell’italiano di turno. E se un tempo il fenomeno era limitato al solo turismo sessuale, ora ci sono quelli che arrivano a trasferirsi nell’ex Unione Sovietica esclusivamente per quella ragione…!

Questi sono solo alcuni esempi di quello che abbiamo esportato per anni. Non solo cervelli, dunque, ma anche miseria umana e cafonaggine. Se state quindi considerando di trasferirvi all’estero abituatevi all’idea di dovervi muovere contro solidi e – ahinoi – spesso motivati preconcetti.