Svezia Paese modello? Sì, da non seguire

25 agosto 2016

La Svezia rientra nel novero di Paesi con cui tendiamo a misurare la nostra mediocrità.
L’Italia è un Paese corrotto, amministrato da una classe politica inadeguata; i servizi spesso non sono all’altezza, la disorganizzazione è evidente a tutti i livelli; la qualità della vita peggiora di anno in anno; abbiamo tra i salari più bassi d’Europa, i diritti dei lavoratori vengono calpestati di continuo e in quanto a diritti civili siamo forse ancora più arretrati.
Poi ci sono Paesi come la Svizzera, la Germania, la Danimarca e, appunto, i Paesi scandinavi: organizzati, civili, dove la qualità della vita raggiunge standard per noi impensabili. Eppure non è tutto oro ciò che luccica. E il discorso vale anche per la Svezia, un Paese che sulla carta sembra perfetto, un modello di civiltà a cui tendere, ma che a ben vedere presenta anche forti debolezze.
La Svezia può sicuramente vantare una democrazia più evoluta, un tenore di vita elevato e un’organizzazione di primo livello, ma è anche il triste risultato di un esperimento sociale che ha portato alla completa dissoluzione di qualsivoglia spirito di comunità.

“La teoria svedese dell’amore”, l’ultimo film di Erik Gandini, regista nato in Italia da padre italiano e madre svedese, riassume egregiamente tutto ciò e, alla odierna società svedese, contrappone le parole del sociologo polacco Zygmunt Bauman e una realtà completamente diversa, l’Etiopia, che non conoscerà mai il tipo di benessere che è possibile sperimentare in Svezia, ma da cui il Paese scandinavo avrebbe molto da imparare, soprattutto sul piano umano e affettivo.

Doveva essere di opinione diversa chi, nel 1972, ha deciso fare della Svezia una somma di individualità sconnesse e infelici.
I politici svedesi che presentarono in parlamento l’avanguardistico manifesto “La famiglia del futuro” erano mossi, con ogni probabilità, dai più nobili intenti, ma se da un lato ponevano le basi per la costruzione di un Paese ideale, dall’altro hanno anche scardinato i valori fondativi della società.

Mantenere le distanze in Svezia è una prassi. Ecco una fermata dell'autobus.

Mantenere le distanze in Svezia è una prassi. Ecco una fermata dell’autobus.

Quarant’anni dopo possiamo tutti assistere al risultato di quell’esperimento sociale.
La Svezia è oggi terra di solitudine (gli svedesi vivono per larga parte da soli), incomunicabilità (l’handicap in termini di socializzazione ed empatia è evidente ai più), depressione (il tasso di suicidi è il doppio di quello italiano). Al concetto – di per sé sano – d’indipendenza, si è preferita un’idea distorta di emancipazione individuale, nel nome della quale, per esempio, sempre più donne fanno ricorso all’inseminazione domestica per concepire figli, svincolandosi da ogni impegno verso l’altro sesso.
«Non era importante per me trovare un compagno» ammette una donna svedese nel film di Gandini «non m’interessava, erano i figli che volevo». Come se i figli fossero un capriccio personale da soddisfare egoisticamente. Il bambino sarà per questo obbligato a crescere senza padre, ma che volete che sia? Si farà le ossa e crescerà ancora più forte e “indipendente” della generazione precedente…

Fa bene Gandini a sollevare qualche interrogativo sul modello svedese con questo suo film. Principalmente per due ragioni.
Innanzi tutto perché ci ricorda che gli esperimenti sociali non sempre producono gli effetti sperati nel lungo periodo – converrebbe tenerlo sempre a mente, soprattutto di questi tempi… E poi perché invita alla riflessione un Paese, l’Italia, dove fin troppo di frequente vengono idealizzate realtà estere senza prendere in considerazione anche gli aspetti controversi di quelle realtà.
In Italia, infatti, finiamo spesso con lo scopiazzare in maniera acritica questo o quel modello senza nemmeno chiederci se è davvero in quella direzione che vogliamo muoverci. Se è quello il futuro che vogliamo per noi e per le prossime generazioni.
Mettendo in discussione il modello svedese (o almeno certi aspetti), Gandini ci ricorda che la perfezione non è di questo mondo. Neanche in Svezia.