Il fenomeno migratorio nella sua semplicità

11 ottobre 2016

Come ha correttamente indicato Pietro Benassi, Ambasciatore della Repubblica Italiana in Germania, «negli ultimi anni un numero crescente di connazionali, tra cui molti giovani, ha scelto la Germania per cercare un posto di lavoro». Un po’ approssimativa è invece l’analisi che l’ambasciatore fa delle cause:

Questo recente fenomeno migratorio è parte di un fenomeno più ampio, che è quello della migrazione interna all’Unione europea: da alcuni anni si assiste infatti ad una “nuova mobilità” tra gli Stati membri dell’UE che interessa anche altri grandi Paesi della cosiddetta area occidentale, e che coinvolge una nuova forma di cittadino, comunitario, che fa della mobilità e della preparazione in ambito internazionale il proprio lasciapassare per la propria realizzazione in termini professionali.

Stando all’ultimo rapporto, infatti, nel 2015 hanno lasciato l’Italia ben 107.000 connazionali, che si sono andati ad aggiungere ai quasi cinque milioni che già vivono all’estero. Che siano tutti italiani al passo con i tempi in cerca di realizzazione professionale?
Comprendo che la veste che ricopre impedisca all’ambasciatore di chiamare le cose col proprio nome, ma ridurre il fenomeno migratorio degli ultimi anni al semplice capriccio di un gruppo di neolaureati che si muovono con entusiasmo all’interno di un mercato del lavoro globale è una favola ormai poco credibile. Dell’intero fenomeno migratorio, infatti, la componente descritta dall’ambasciatore è solo una parte e dietro questa scelta spesso si cela la necessità – economica, materiale – più che una precisa volontà (non dimentichiamo che la disocuppazione giovanile in Italia ha quasi toccato il 40% – dati Istat). Facciamone allora una questione di dignità. La realizzazione professionale viene dopo, lo sanno bene i ragazzi italiani che servono ai tavoli dei bar in Inghilterra o lavorano in nero nel mondo della ristorazione in Germania.

La verità, quella che gli uomini delle istituzioni per ovvie ragioni non possono sostenere pubblicamente, è che un numero sempre maggiore di italiani fa le valigie e se ne va all’estero perché – più semplicemente – non ne può più dell’Italia. Quella “nuova forma di cittadino”, dunque, non è altro che un cittadino deluso, disaffezionato, che non ha più la benché minima fiducia nelle istituzioni italiane e preferisce rivolgersi a quelle estere per avere norme semplici e chiare, una fiscalità vantaggiosa, possibilità lavorative. Tutti aspetti in cui il Belpaese non primeggia.
E questo spiega come mai gli imprenditori del nord Italia preferiscano ormai delocalizzare in Svizzera; i pensionati italiani che scappano in Portogallo o alle Canarie; le migliaia di ragazzi che ogni anno migrano verso Germania e Inghilterra. Ancora prima del desiderio di realizzazione professionale c’è quindi il desiderio di liberarsi del fallimento di un intero sistema-Paese.

Ve lo assicura uno che rientra a pieno titolo tra gli “scappati di casa” di età compresa tra i trenta e i quaranta.
E colgo così l’occasione per annunciarvi che sono ora di stanza a Berlino, pertanto i prossimi post della rubrica “Manuale di sopravvivenza” saranno interamente dedicati a chi si sta per trasferire o intende trasferirsi in Germania.
Che non è certo il paradiso, ma neanche un Paese prossimo al collasso…