November 29, 2005

La fiction der Papa

già, come chiamarla altrimenti?

era inevitabile che alla fine venisse fuori qualcosa di inguardabile o meglio qualcosa di ultra-visto, considerato che è mediamente quello che vediamo tutte le sere, una omogeneità di mediocre in prima serata.

non l'ho vista tutta, l'ho seguita a lunghi tratti mica sono masochista io.
e a lunghi tratti faceva ridere. Vittoria Belvedere invecchiata da settantenne era esilarante, la malattia del Papa comica nella sua drammaticità.
i trucchi, gli effetti speciali, poi, erano degni del cinema nostrano anni '50. i grandissimi Bava e Margheriti per intenderci, ma quelli erano gli anni '50 e loro non avevano una lira, questa invece ha occupato mezza Cinecittà per un lungo periodo.
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November 25, 2005

Come il Botswana

a leggere il rapporto dell'Economist dedicato all'Italia, non so se è più forte la voglia di sfanculare l'autore per i toni usati o riflettere e preuccuparsi seriamente.
forse entrambe le cose.

ma quando la smetteranno con 'sta cavolo di Dolce Vita?
(qui la traduzione)
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La Sposa Cadavere


finalmente un bel film, un gran bel film, di Tim Burton.

verrebbe voglia, viste le ultime prove, di consigliare il regista di buttarsi sull'animazione, dove sembra non sbagliare mai un colpo.
personalmente preferisco l'animazione della Pixar, ma lì i soldi investiti sono molto di più, e qui francamente l'aria artigianale che si respira è salutare.

da vedere assolutamente, forse non adattissimo ai più piccoli, non a caso, infatti, non è uscito sotto Natale.

(la Sposa morta è bellissima, una delle creature più sexy apparse sullo schermo recentemente)
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November 23, 2005

Crash -contatto fisico-


nonostante le tante lodi che ha preso in giro, questo Crash non è un gran film.

scritto e girato da Paul Haggis, già autore dell'eastwoodiano Million Dollar Baby, Crash soffre ancor di più degli stessi difetti del film appena citato, quello poi però era riscattato dalla regia straordinaria del nostro Clint.
costruito, sia tecnicamente che narrativamente, come due modelli alti, l'altmaniano America Oggi ed il più recente Magnolia, ma al contrario di questi, cade nelle trappole di questo genere di film.
spesso diventa, infatti, troppo manieristico, effettato, pieno di colpi di scena fini a loro stessi e sopratutto troppo perfetto, meticolosamente incastrato al millimetro, quasi un esercizio di stile, spesso anche bello a vedersi ma pur sempre esercizio e quasi mai baciato da una grazia e leggerezza davvero necessaria.

l'unica certezza da questo film ci viene da San Cristoforo: porta davvero sfiga.
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November 21, 2005

Con il numeretto

bè, io credo che se fossi Prodi o Berlusconi farei uno slogan di questo tipo per le prossime elezioni:
"votami per non avere più un'Italia così"

poi ci ripenso e capisco che sia Prodi che Berlusconi sono il prodotto di quell'Italia.
e lo sconforto, prepotente, si impossessa di me.
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November 18, 2005

Mary

esce oggi ed a me è piaciuto da matti.
probabilmente il più bello di quest'anno o giù di li.

da vedere comunque, non è un film facile e può non essere apprezzato sempre.
per me una spanna sopra tutti i precedenti lavori del regista ed un paio sopra la media produttiva odierna.
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November 17, 2005

Ostelli de paura

Eli Roth è giovane ma nel cinema ha fatto un pò di tutto: fotografo, assistente di produzione e addirittura assistente agli attori.
poi, la fama l'ha raggiunta con la regia del bel horror "Cabin fever".
ora, invece, sotto l'occhio produttore di Quentin Tarantino, ha fatto il bis girando "Hostel" e a quanto sembra un altro bel B-Movie niente male.

qui il trailer.
il sito è abbastanza tamarro ma, insomma, proprio questo sarà il suo punto di forza.
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November 16, 2005

Age

guerra, dopoguerra, boom economico, contestazione, tempi moderni.
l'Italia. che oggi è un po' più povera.
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King Romero

tanto per cambiare..
un romanzo di Stephen King diventerà un film, solo che questa volta a dirigerlo sarà un grandissimo come George Romero.
il romanzo scelto è From a Buick 8.

da ricordare che King e Romero si erano già incrociati nello sfortunato ma bellissimo "La Metà Oscura".
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November 14, 2005

Bryce Dallas Howard

la perfetta nemesi per la figlia di Ricky Cunningham.
aver interpretato prima il più bel film degli ultimi cinque anni e subito dopo il più brutto.
bè, almeno s'è tolta subito il dente.
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Chi glielo dice ai nipoti?

il mitico wrestler Eddie Guerrero trovato morto nella sua camera d'albergo.
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November 11, 2005

signora Leonida

personalmente non riesco più a distinguere tra l'attuale Sabina Guzzanti ed un Bagaglino qualsiasi.

e poi, piange, piange, piange e si martirizza.
che palle.
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November 09, 2005

ombelico

oggi, causa sciopero di quasi tutti i giornali, sono stato costretto a comprare il Foglio ed il Riformista.
mi sono sentito così il perfetto blogger giovane, quello che fa tendenza, quello che quando c'è da tirare le somme si ritrova sempre e comunque in uno 0,04% nazionale.
ma secondo lui, quella percentuale è il mondo.
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November 08, 2005

Back the Corpse Bride


interessantissimo il backstage della Sposa Cadavere.
sopratutto interessante è vedere che dietro all'enorme ed indubbio lavoro di grafica al computer ce ne è anche uno artigianale, fatto di plastici e pupazzi.

straordinaria, poi, l'animatrice Charlotte Worsaae (vedi foto) che sembra uscita dritta dritta da un film dello stesso Burton.
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November 06, 2005

Grattamose

«Abbiamo le peggiori periferie d'Europa. Non crediamo di essere così diversi da Parigi, è solo questione di tempo»
Prodi profetizza che, dopo quelle francesi, anche le periferie nostrane bruceranno.

conoscendo minimamente la situazione del nostro Paese, non si può non pensare che questa sia una sonora stronzata.
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November 03, 2005

La Fabbrica delle pecore?


(tutto merito del P2P)
il problema di Tim Burton è Tim Burton. cioè dover fare per forza il Tim Burton popolare, quello che ai bambini fa fare oooh.

anche questo film, e sopratutto questo, è solo in eccesso, una somma di clichè della sua filmografia, un dover aggiungere e aggiungere ancora per far vedere quanto si è kitsch, visionari, felliniani, insomma alla fine didascalici e da macchietta.

infatti, e qui i suoi fans inorridiranno, i suoi film migliori, quelli più riusciti son proprio quelli più controllati e meno burtoniani, "Ed Wood" e "Il Pianeta delle scimmie" su tutti.

il fatto, poi, che dicendo a chiare lettere che i bambini che non seguano i dogmi ed i dettami del Capo, che si fanno troppe domande e sono curiosi vadano a finire male, ammanta il film d'un clerico-bushismo (non a caso produce una major) non da sottovalutare.
anche se in genere di queste cose nei film me ne frego, ma qui, insomma, è davvero palese e fastidioso.
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November 02, 2005

Trent'anni, oggi

Io so.
Io so i nomi dei responsabili di quello che viene chiamato "golpe" (e che in realtà è una serie di "golpe" istituitasi a sistema di protezione del potere).
Io so i nomi dei responsabili della strage di Milano del 12 dicembre 1969.
Io so i nomi dei responsabili delle stragi di Brescia e di Bologna dei primi mesi del 1974.
Io so i nomi del "vertice" che ha manovrato, dunque, sia i vecchi fascisti ideatori di "golpe", sia i neo-fascisti autori materiali delle prime stragi, sia infine, gli "ignoti" autori materiali delle stragi più recenti.
Io so i nomi che hanno gestito le due differenti, anzi, opposte, fasi della tensione: una prima fase anticomunista (Milano 1969) e una seconda fase antifascista (Brescia e Bologna 1974).
Io so i nomi del gruppo di potenti, che, con l'aiuto della Cia (e in second'ordine dei colonnelli greci della mafia), hanno prima creato (del resto miseramente fallendo) una crociata anticomunista, a tamponare il '68, e in seguito, sempre con l'aiuto e per ispirazione della Cia, si sono ricostituiti una verginità antifascista, a tamponare il disastro del "referendum".
Io so i nomi di coloro che, tra una Messa e l'altra, hanno dato le disposizioni e assicurato la protezione politica a vecchi generali (per tenere in piedi, di riserva, l'organizzazione di un potenziale colpo di Stato), a giovani neo-fascisti, anzi neo-nazisti (per creare in concreto la tensione anticomunista) e infine criminali comuni, fino a questo momento, e forse per sempre, senza nome (per creare la successiva tensione antifascista). Io so i nomi delle persone serie e importanti che stanno dietro a dei personaggi comici come quel generale della Forestale che operava, alquanto operettisticamente, a Città Ducale (mentre i boschi italiani bruciavano), o a dei personaggio grigi e puramente organizzativi come il generale Miceli.
Io so i nomi delle persone serie e importanti che stanno dietro ai tragici ragazzi che hanno scelto le suicide atrocità fasciste e ai malfattori comuni, siciliani o no, che si sono messi a disposizione, come killer e sicari.
Io so tutti questi nomi e so tutti i fatti (attentati alle istituzioni e stragi) di cui si sono resi colpevoli.
Io so. Ma non ho le prove. Non ho nemmeno indizi.
Io so perché sono un intellettuale, uno scrittore, che cerca di seguire tutto ciò che succede, di conoscere tutto ciò che se ne scrive, di immaginare tutto ciò che non si sa o che si tace; che coordina fatti anche lontani, che mette insieme i pezzi disorganizzati e frammentari di un intero coerente quadro politico, che ristabilisce la logica là dove sembrano regnare l'arbitrarietà, la follia e il mistero.
Tutto ciò fa parte del mio mestiere e dell'istinto del mio mestiere. Credo che sia difficile che il mio "progetto di romanzo", sia sbagliato, che non abbia cioè attinenza con la realtà, e che i suoi riferimenti a fatti e persone reali siano inesatti. Credo inoltre che molti altri intellettuali e romanzieri sappiano ciò che so io in quanto intellettuale e romanziere. Perché la ricostruzione della verità a proposito di ciò che è successo in Italia dopo il '68 non è poi così difficile.
Tale verità - lo si sente con assoluta precisione - sta dietro una grande quantità di interventi anche giornalistici e politici: cioè non di immaginazione o di finzione come è per sua natura il mio. Ultimo esempio: è chiaro che la verità urgeva, con tutti i suoi nomi, dietro all'editoriale del "Corriere della Sera", del 1° novembre 1974.
Probabilmente i giornalisti e i politici hanno anche delle prove o, almeno, degli indizi.
Ora il problema è questo: i giornalisti e i politici, pur avendo forse delle prove e certamente degli indizi, non fanno i nomi.
A chi dunque compete fare questi nomi? Evidentemente a chi non solo ha il necessario coraggio, ma, insieme, non è compromesso nella pratica col potere, e, inoltre, non ha, per definizione, niente da perdere: cioè un intellettuale.
Un intellettuale dunque potrebbe benissimo fare pubblicamente quei nomi: ma egli non ha né prove né indizi.
Il potere e il mondo che, pur non essendo del potere, tiene rapporti pratici col potere, ha escluso gli intellettuali liberi - proprio per il modo in cui è fatto - dalla possibilità di avere prove ed indizi.
Mi si potrebbe obiettare che io, per esempio, come intellettuale, e inventore di storie, potrei entrare in quel mondo esplicitamente politico (del potere o intorno al potere), compromettermi con esso, e quindi partecipare del diritto ad avere, con una certa alta probabilità, prove ed indizi.
Ma a tale obiezione io risponderei che ciò non è possibile, perché è proprio la ripugnanza ad entrare in un simile mondo politico che si identifica col mio potenziale coraggio intellettuale a dire la verità: cioè a fare i nomi.
Il coraggio intellettuale della verità e la pratica politica sono due cose inconciliabili in Italia.
All'intellettuale - profondamente e visceralmente disprezzato da tutta la borghesia italiana - si deferisce un mandato falsamente alto e nobile, in realtà servile: quello di dibattere i problemi morali e ideologici.
Se egli vien messo a questo mandato viene considerato traditore del suo ruolo: si grida subito (come se non si aspettasse altro che questo) al "tradimento dei chierici" è un alibi e una gratificazione per i politici e per i servi del potere.
Ma non esiste solo il potere: esiste anche un'opposizione al potere. In Italia questa opposizione è così vasta e forte da essere un potere essa stessa: mi riferisco naturalmente al Partito comunista italiano.
È certo che in questo momento la presenza di un grande partito all'opposizione come è il Partito comunista italiano è la salvezza dell'Italia e delle sue povere istituzioni democratiche.
Il Partito comunista italiano è un Paese pulito in un Paese sporco, un Paese onesto in un Paese disonesto, un Paese intelligente in un Paese idiota, un Paese colto in un Paese ignorante, un Paese umanistico in un Paese consumistico. In questi ultimi anni tra il Partito comunista italiano, inteso in senso autenticamente unitario - in un compatto "insieme" di dirigenti, base e votanti - e il resto dell'Italia, si è aperto un baratto: per cui il Partito comunista italiano è divenuto appunto un "Paese separato", un'isola. Ed è proprio per questo che esso può oggi avere rapporti stretti come non mai col potere effettivo, corrotto, inetto, degradato: ma si tratta di rapporti diplomatici, quasi da nazione a nazione. In realtà le due morali sono incommensurabili, intese nella loro concretezza, nella loro totalità. È possibile, proprio su queste basi, prospettare quel "compromesso", realistico, che forse salverebbe l'Italia dal completo sfacelo: "compromesso" che sarebbe però in realtà una "alleanza" tra due Stati confinanti, o tra due Stati incastrati uno nell'altro.
Ma proprio tutto ciò che di positivo ho detto sul Partito comunista italiano ne costituisce anche il momento relativamente negativo.
La divisione del Paese in due Paesi, uno affondato fino al collo nella degradazione e nella degenerazione, l'altro intatto e non compromesso, non può essere una ragione di pace e di costruttività.
Inoltre, concepita così come io l'ho qui delineata, credo oggettivamente, cioè come un Paese nel Paese, l'opposizione si identifica con un altro potere: che tuttavia è sempre potere.
Di conseguenza gli uomini politici di tale opposizione non possono non comportarsi anch'essi come uomini di potere.
Nel caso specifico, che in questo momento così drammaticamente ci riguarda, anch'essi hanno deferito all'intellettuale un mandato stabilito da loro. E, se l'intellettuale viene meno a questo mandato - puramente morale e ideologico - ecco che è, con somma soddisfazione di tutti, un traditore.
Ora, perché neanche gli uomini politici dell'opposizione, se hanno - come probabilmente hanno - prove o almeno indizi, non fanno i nomi dei responsabili reali, cioè politici, dei comici golpe e delle spaventose stragi di questi anni? È semplice: essi non li fanno nella misura in cui distinguono - a differenza di quanto farebbe un intellettuale - verità politica da pratica politica. E quindi, naturalmente, neanch'essi mettono al corrente di prove e indizi l'intellettuale non funzionario: non se lo sognano nemmeno, com'è del resto normale, data l'oggettiva situazione di fatto.
L'intellettuale deve continuare ad attenersi a quello che gli viene imposto come suo dovere, a iterare il proprio modo codificato di intervento.
Lo so bene che non è il caso - in questo particolare momento della storia italiana - di fare pubblicamente una mozione di sfiducia contro l'intera classe politica. Non è diplomatico, non è opportuno. Ma queste categorie della politica, non della verità politica: quella che - quando può e come può - l'impotente intellettuale è tenuto a servire.
Ebbene, proprio perché io non posso fare i nomi dei responsabili dei tentativi di colpo di Stato e delle stragi (e non al posto di questo) io non posso pronunciare la mia debole e ideale accusa contro l'intera classe politica italiana.
E io faccio in quanto io credo alla politica, credo nei principi "formali" della democrazia, credo nel Parlamento e credo nei partiti. E naturalmente attraverso la mia particolare ottica che è quella di un comunista.
Sono pronto a ritirare la mia mozione di sfiducia (anzi non aspetto altro che questo) solo quando un uomo politico - non per opportunità, cioè non perché sia venuto il momento, ma piuttosto per creare la possibilità di tale momento - deciderà di fare i nomi dei responsabili dei colpi di Stato e delle stragi, che evidentemente egli sa, come me, non può non avere prove, o almeno indizi.
Probabilmente - se il potere americano lo consentirà - magari decidendo "diplomaticamente" di concedere a un'altra democrazia ciò che la democrazia americana si è concessa a proposito di Nixon - questi nomi prima o poi saranno detti. Ma a dirli saranno uomini che hanno condiviso con essi il potere: come minori responsabili contro maggiori responsabili (e non è detto, come nel caso americano, che siano migliori). Questo sarebbe in definitiva il vero Colpo di Stato.

pier paolo pasolini
Cos'è questo golpe? Io so
Corriere della Sera, 14 novembre 1974
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