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DAZN, la rivoluzione nel mercato dei diritti tv

Partirò dal presupposto che conosciate tutti Netflix, l’azienda operante nella distribuzione via internet di film e serie televisive che ha sbaragliato con la concorrenza offrendo un ottimo servizio di streaming a un prezzo accessibile. Immaginate qualcosa di simile, ma con contenuti interamente dedicati allo sport: ecco, questo è DAZN, il Netflix dello sport. DAZN funziona su diversi dispositivi (computer, TV, smartphone, tablet, persino su console di videogiochi quali Xbox e Playstation) e offre un’ampia gamma di eventi sportivi, disponibili in diretta e on demand. Giusto per citare i più popolari: calcio, pallacanestro, tennis, rugby. Per quanto riguarda, più nello specifico, il calcio, l’offerta di DAZN include Premier League, Bundesliga, Liga spagnola e persino due campionati che andrebbero semplicemente aboliti e dichiarati illegali, la massima serie francese (inguardabile) e la Serie A (che ve lo dico a fare?). Tutto in alta definizione e a un prezzo ridicolo: appena dieci Euro al mese (il primo mese, poi, è gratis). Qualcosa a dir poco rivoluzionario in un mercato come quello dei diritti tv, caratterizzato da pochi operatori e prezzi inspiegabilmente alti. Chi scrive, ha avuto la possibilità di usufruire del servizio e ne è rimasto ampiamente soddisfatto. Per quel che mi riguarda posso segnalare una sola nota stonata: gli eventi sono commentati in lingua tedesca. Già, perché DAZN è un servizio al momento disponibile solo in Germania, Svizzera e Austria (a quanto pare presto approderà anche in Giappone). Direte voi, limitante… Sarà, ma non è mica colpa di DAZN se vi ostinate a vivere… Leggi tutto »

Vardy va via: l’ingratitudine dei tifosi del Leicester

E così Jamie Vardy passa all’Arsenal. Non l’hanno presa bene i tifosi del Leicester, che devono il titolo anche alla grinta della punta inglese, eroe indiscusso dell’incredibile stagione appena conclusa (letture consigliate: qui e qui). L’amarezza ci sta, sia chiaro, è l’amarezza di chi si rende conto che la favola è finita, di chi torna a fare i conti con la realtà, quella spietata del mercato, del pesce grande che mangia il pesce più piccolo. Ma la cattiveria, l’ingratitudine di chi si scaglia contro l’ormai ex beniamino è difficile da digerire. Non c’era alcun dubbio che, finita la stagione, questo Leicester sarebbe stato cannibalizzato dai club più grandi – la notizia in sé, quindi, non dovrebbe stupire più di tanto – e Vardy non sembrava certo destinato a diventare bandiera della società. In fondo la rapida ascesa del giocatore inglese è stata possibile non solo grazie all’impressionante forza di volontà, ma anche grazie ai cambi di maglia avvenuti nel corso della carriera. Con l’Halifax Town, per esempio, Vardy ha segnato ventisei reti: premiato giocatore dell’anno, si è poi trasferito al Fleetwood Town. Lì di reti ne ha segnate trentuno, ottenendo la promozione e, di nuovo, il titolo di giocatore dell’anno. Neanche il tempo di festeggiare che la punta era già corsa via, destinazione Leicester, dove Vardy è rimasto per quattro stagioni. Abbastanza a lungo per centrare prima l’obiettivo della promozione in Premier League, poi la vittoria del titolo, da vice-capocannoniere. E ora arriva – prevedibile – l’annuncio di un’altra partenza.… Leggi tutto »

Jamie Vardy, volontà di potenza allo stato puro

Qualcuno dirà che era solo un’amichevole, certamente, ma la vittoria dell’Inghilterra sulla Germania detentrice del titolo mondiale ha portato alla consacrazione definitiva quel concentrato di energia che è Jamie Vardy. Perdeva 2-0, l’Inghilterra. Poi la rimonta. E a siglare il momentaneo pareggio, proprio lui: l’eroe di Sheffield, da ieri ufficialmente nel cuore di tutti gli amanti del pallone (tedeschi a parte, forse). Rendiamoci conto: questo “ragazzo” già ventinovenne neanche cinque anni fa correva su polverosi campi di provincia. Nella stagione 2010-2011, quando ancora vestiva la maglia dell’Halifax Town, giocava nella settima serie inglese, il corrispettivo della nostra Prima Categoria. Nel giro di pochi anni non solo è arrivato in Premier League, ma con le sue diciannove reti ha trascinato il Leicester City al primo posto nella massima serie, fino a guadagnare la chiamata in nazionale. Ieri, appunto, la consacrazione definitiva. Partito dalla panchina, in appena quattro minuti ha trovato la marcatura. E che rete! Di tacco. Con Neuer tra i pali, non un portiere qualunque. L’incredibile quanto rapida ascesa potrebbe ricordare quella di Ian Wright, che giocava per lo sconosciuto Greenwich Borough prima di essere notato dagli osservatori del Crystal Palace, ma forse sarebbe più corretto paragonarlo ai nostri Schillaci e Toni: giocatori esplosi quando la maggior parte dei calciatori si avvia invece al tramonto. Eppure c’è in Jamie Vardy qualcosa che lo rende per certi aspetti unico. La fame, forse. La rabbia, l’impeto. Jamie Vardy è la massima espressione calcistica del Wille zur Macht, la volontà di potenza di nietzschiana memoria. Un mix letale di… Leggi tutto »

La scommessa dello Swansea, il coraggio di Guidolin

Gli italiani si sono sempre distinti nel campionato inglese, la Premier League. Cudicini, Di Canio, Di Matteo, Ravanelli, Vialli, Zola, Lombardo sono soltanto alcuni dei nomi più osannati dai tifosi inglesi. Oggi continuano a tenere alta la bandiera giocatori come Graziano Pellé, goleador del Southampton e Matteo Darmian, titolare nel Manchester United di Louis van Gaal. Anche gli allenatori hanno avuto fortuna in Premier League. Oltre al già citato Di Matteo, meritano una menzione speciale Carlo Ancelotti e Claudio Ranieri, che, come ho già avuto modo di raccontare, sta facendo grandi cose quest’anno con il suo piccolo, grande Leicester City. Negli ultimi anni, poi, alcuni italiani hanno anche pensato di investire nel calcio inglese, diventando proprietari di interi club. E’ il caso del blasonato ma decaduto Leeds, oggi di proprietà di Massimo Cellino, e del Watford, controllato dalla famiglia Pozzo, già proprietaria dell’Udinese (per la cronaca il Watford è attualmente ottavo nella massima serie inglese). Insomma, altro che perfida Albione: il calcio d’Oltremanica, oggi particolarmente in salute, continua a riservare grandi soddisfazioni agli italiani che osano rimettersi in gioco da quelle parti. Il 2016 conta già due nuovi arrivi. Lo Swansea, infatti, dopo aver portato sulla panchina, in veste di allenatore, Francesco Guidolin, si è poi assicurato la firma di Alberto Paloschi, punta, già allenato da Guidolin ai tempi del Parma. L’arrivo di Guidolin è di quelli che in Inghilterra non si aspettava nessuno, a partire dai giocatori. Se infatti in Italia abbiamo avuto modo di apprezzare i risultati e le maniere dell’allenatore veneto, in Galles Guidolin è praticamente uno… Leggi tutto »

Il calcio italiano è migliore di quello inglese?

Oggi una riflessione leggera, ispirata da una discussione avuta, non troppo tempo fa, con alcuni coetanei italiani, anche loro residenti all’estero – sì, lo so, a chi si trasferisce consiglio di evitare i connazionali, ma a volte le circostanze proprio non lo permettono… I ragazzi in questione, tutti grandi estimatori della Serie A, sostenevano che il campionato italiano fosse, per qualità, migliore di quello inglese; il sottoscritto era invece il solo a tessere le lodi del calcio inglese e ribadirne l’indubbia superiorità. L’argomentazione dei connazionali era sostanzialmente una: l’Italia tra poco potrebbe superare l’Inghilterra nel ranking UEFA, quindi il calcio italiano è senza dubbio migliore. In difesa del calcio inglese avrei potuto agevolmente usare un’ampia gamma di argomentazioni: gli stadi (in uno stato migliore delle nostre strutture, spesso fatiscenti), le tifoserie e quindi anche il numero di spettatori (se non avete mai provato l’atmosfera di uno stadio inglese difficilmente capirete), l’attenzione riservata ai vivai, l’organizzazione delle competizioni (cos’è la Coppa Italia a confronto con la FA Cup?). Per non umiliare i miei interlocutori, ho preferito che a parlare fosse soltanto la qualità dei giocatori in campo. E così ho sentenziato: «nella Premier League oggi giocano molti più campioni che nella Serie A». Vi lascio immaginare la reazione. Fischi, prese in giro. Le tipiche reazioni di chi, non padroneggiando l’argomento, non è in grado di contrapporre obiezioni valide. Riuscireste, per esempio, a nominare dieci grandi campioni che giocano oggi in Italia? Ci sono Higuain, Pogba… E poi? Con qualche sforzo potreste raggiungere, al massimo, quota… Leggi tutto »

Jürgen Klopp e l’etica della responsabilità

Tra poche ore due eterne rivali scenderanno in campo: Liverpool e Manchester United. A guidarle, due allenatori che si sono già sfidati nel recente passato: Jürgen Klopp e Louis van Gaal. Uno tedesco, l’altro olandese – tanto per ribadire ulteriormente la rivalità. I due si incontreranno per la prima volta dopo il poderoso 3-1 rifilato nel febbraio 2011 dal Borussia Dortmund, all’epoca allenato da Klopp, al Bayern Monaco di van Gaal. Difficile dire chi avrà la meglio ora che i due allenatori si trovano a gestire squadre diverse, entrambe nel pieno di una delicata fase di transizione. C’è poi un aneddoto che vale la pena ricordare. quando il tecnico olandese allenava ancora il Borussia Dortmund, il nome di Klopp era accostato proprio a quel Manchester United, oggi rivale. Il trasferimento non si concretizzò mai, ma come ha ribadito in diverse occasioni lo stesso Klopp, a Manchester lui non sarebbe comunque andato. Sulla ragione tornerò a breve. C’è stato un tempo in cui la parola aveva un valore. In cui le promesse venivano onorate e le scelte erano coerentemente portate a termine. C’è stato un tempo in cui le persone si assumevano le responsabilità delle proprie azioni e l’integrità di un individuo era, se non tutto, aspetto sicuramente non trascurabile. Oggi viviamo in un’epoca assai diversa, lo riscontriamo in qualsiasi aspetto della vita, dalle relazioni affettive al mondo lavorativo: coppie che prima si scambiano promesse solenni, rinnegano tutto dopo un paio d’anni, quando incombono le prime difficoltà; aziende che un giorno dicono… Leggi tutto »

Calcio inglese, la rivincita delle piccole

Da sempre considerato strumento di distrazione di massa e, più di recente, criticato per gli innumerevoli scandali e per il primato del business sull’aspetto meramente agonistico, il calcio è oggetto di critica ogni qual volta raggiunge palcoscenici più impegnati del baretto sotto casa. Vuoi per la naturale antipatia che ispirano certi giocatori “pagati a peso d’oro per correre in calzoncini dietro a una palla”, vuoi per le truffe che si consumano ogni settimana sotto gli occhi degli ignari tifosi, sparare a zero sul calcio è ormai prassi consolidata. E’ un peccato. Anzitutto perché il calcio non è sempre stato espressione di stra-vizi (il calcio è nato come attività da dopolavoro e in passato il calciatore faceva una vita di sacrifici pur di seguire la propria passione) ma anche perché lo sport andrebbe sempre promosso, essendo una delle poche realtà che continua a veicolare valori sani, anche in questi tempi bui. Poi c’è un aspetto da non dimenticare: il calcio – anche quello moderno, per quanto controverso – sa ancora regalare emozioni. Lo sa bene chi segue il campionato inglese, la Premier League, che quest’anno sta regalando agli appassionati una piccola favola. Il Leicester, ultimo in classifica esattamente un anno fa e candidato alla retrocessione a inizio stagione, quest’anno festeggia il Natale in vetta alla classifica con undici vittorie, cinque pareggi e una sola sconfitta. Parte del merito va sicuramente all’attuale allenatore delle Volpi, Claudio Ranieri, ma a trascinare la squadra sono state le reti di Vardy (15) e Mahrez (13). I due, finora,… Leggi tutto »