Tag Archives: filosofia

Vacchi e il vuoto esistenziale dell’italiano medio

Ho meditato a lungo se scrivere o meno questo post. Non mi andava di contribuire all’ingiustificato chiacchiericcio sulla figura di Gianluca Vacchi. Il punto è che non c’è neanche una valida ragione per parlare di un personaggio così irrilevante. In un Paese normale non ci sarebbe neanche bisogno di specificarlo – questa sarebbe un’ovvietà – ma l’Italia, non mi stancherò mai di ripeterlo, non è un Paese normale e dunque eccomi qui, a scrivere anch’io di questo Peter Pan quasi cinquantenne che tanto spopola sui social network. Per prima cosa proviamo a definire Gianluca Vacchi. Interrogato sulla questione, il viveur bolognese non ha alcun dubbio: imprenditore di successo. Ma cosa avrà mai fatto di tanto superlativo quest’uomo? Fondato la Apple italiana? Ideato un business innovativo? Dato lavoro a migliaia di persone? Nulla di tutto questo. Anzi, come spiegato da diverse testate, l’attività imprenditoriale del personaggio è tutto, fuorché esaltante: basti pensare che il nostro eroe non ha mai restituito alla Banca Popolare di Verona un prestito di 10,5 milioni di euro ottenuto nel lontano 2008. La First Investments spa – principale attività del dandy più chiacchierato dell’estate – non ha potuto rimborsarlo. Chi se ne frega, «enjoy» – direbbe il viveur. In realtà, Gianluca Vacchi deve molto all’azienda di famiglia, l’IMA, di cui possiede il 30% delle quote. L’azienda, però, è amministrata dal cugino Alberto, mica da Gianluca, che fin qui può dunque definirsi ereditiere e scialacquatore. Che dire poi di quell’orda ingiustificata di fan? Il fantomatico imprenditore ha dato prova… Leggi tutto »

Minima Moralia, ossia l’umanità perduta

Ci siamo. Oggi, 25 Dicembre 2015, ha inizio questa nuova avventura. Cominciamo con una digressione, per spiegare il senso di questo sito e i suoi intenti. E’ il 1951 quando la prima edizione di Minima Moralia viene stampata in Germania. L’autore, Theodor Adorno, appartenente alla cosiddetta Scuola di Francoforte, attraverso brevi riflessioni e aforismi, critica in questo suo lavoro la società moderna perché inumana. La critica, com’è facile immaginare, è alimentata da un acceso fervore anti-capitalistico e segnata dal tipico disincanto del secondo dopoguerra: d’altra parte Adorno veniva dall’esperienza della Germania nazista (da cui fugge nei primi anni Quaranta), difficilmente avrebbe potuto produrre qualcosa di diverso. Veniamo a noi. Il fatto di aver intitolato questo sito come il testo di Adorno non implica una completa adesione alle posizioni del filosofo tedesco. Il mio è anzitutto un vezzo estetico – l’espressione in sè è potente, evocativa; forse uno dei migliori titoli di sempre. Poi, sicuramente, c’è anche un comune sentire di fondo: che la società in cui viviamo stia perdendo (o abbia già perso) l’ultimo barlume di umanità rimasto è, a mio avviso, innegabile. Ma d’altra parte, come diceva Walter Benjamin (che fu anche amico di Adorno): Non c’è mai stata un’epoca che non si sia sentita, nel senso eccentrico del termine, «moderna» e non abbia creduto di essere immediatamente davanti ad un abisso. La lucida coscienza disperata di stare nel mezzo di una crisi decisiva è qualcosa di cronico nell’umanità. Ogni epoca si presenta irrimediabilmente moderna. Ecco allora spiegata la natura volutamente… Leggi tutto »