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DAZN, la rivoluzione nel mercato dei diritti tv

Partirò dal presupposto che conosciate tutti Netflix, l’azienda operante nella distribuzione via internet di film e serie televisive che ha sbaragliato con la concorrenza offrendo un ottimo servizio di streaming a un prezzo accessibile. Immaginate qualcosa di simile, ma con contenuti interamente dedicati allo sport: ecco, questo è DAZN, il Netflix dello sport. DAZN funziona su diversi dispositivi (computer, TV, smartphone, tablet, persino su console di videogiochi quali Xbox e Playstation) e offre un’ampia gamma di eventi sportivi, disponibili in diretta e on demand. Giusto per citare i più popolari: calcio, pallacanestro, tennis, rugby. Per quanto riguarda, più nello specifico, il calcio, l’offerta di DAZN include Premier League, Bundesliga, Liga spagnola e persino due campionati che andrebbero semplicemente aboliti e dichiarati illegali, la massima serie francese (inguardabile) e la Serie A (che ve lo dico a fare?). Tutto in alta definizione e a un prezzo ridicolo: appena dieci Euro al mese (il primo mese, poi, è gratis). Qualcosa a dir poco rivoluzionario in un mercato come quello dei diritti tv, caratterizzato da pochi operatori e prezzi inspiegabilmente alti. Chi scrive, ha avuto la possibilità di usufruire del servizio e ne è rimasto ampiamente soddisfatto. Per quel che mi riguarda posso segnalare una sola nota stonata: gli eventi sono commentati in lingua tedesca. Già, perché DAZN è un servizio al momento disponibile solo in Germania, Svizzera e Austria (a quanto pare presto approderà anche in Giappone). Direte voi, limitante… Sarà, ma non è mica colpa di DAZN se vi ostinate a vivere… Leggi tutto »

Il fenomeno migratorio nella sua semplicità

Come ha correttamente indicato Pietro Benassi, Ambasciatore della Repubblica Italiana in Germania, «negli ultimi anni un numero crescente di connazionali, tra cui molti giovani, ha scelto la Germania per cercare un posto di lavoro». Un po’ approssimativa è invece l’analisi che l’ambasciatore fa delle cause: Questo recente fenomeno migratorio è parte di un fenomeno più ampio, che è quello della migrazione interna all’Unione europea: da alcuni anni si assiste infatti ad una “nuova mobilità” tra gli Stati membri dell’UE che interessa anche altri grandi Paesi della cosiddetta area occidentale, e che coinvolge una nuova forma di cittadino, comunitario, che fa della mobilità e della preparazione in ambito internazionale il proprio lasciapassare per la propria realizzazione in termini professionali. Stando all’ultimo rapporto, infatti, nel 2015 hanno lasciato l’Italia ben 107.000 connazionali, che si sono andati ad aggiungere ai quasi cinque milioni che già vivono all’estero. Che siano tutti italiani al passo con i tempi in cerca di realizzazione professionale? Comprendo che la veste che ricopre impedisca all’ambasciatore di chiamare le cose col proprio nome, ma ridurre il fenomeno migratorio degli ultimi anni al semplice capriccio di un gruppo di neolaureati che si muovono con entusiasmo all’interno di un mercato del lavoro globale è una favola ormai poco credibile. Dell’intero fenomeno migratorio, infatti, la componente descritta dall’ambasciatore è solo una parte e dietro questa scelta spesso si cela la necessità – economica, materiale – più che una precisa volontà (non dimentichiamo che la disocuppazione giovanile in Italia ha quasi toccato il 40% –… Leggi tutto »

Come sono visti gli italiani all’estero

Italiani brava gente? Forse, ma il fatto che non esista nessuna espressione corrispondente in una lingua straniera suggerisce che questo sia solo quello che gli italiani amano credere di se stessi. Anche perché noi italiani, abituati agli elogi – eccessivi, se non immeritati – delle nostre madri, in genere tendiamo sottolineare gli aspetti che ci fanno più onore: doti relazionali, capacità di adattamento (l’arte di sapersi arrangiare), il buon gusto, l’amore per la dolce vita. Una cosa però va detta. Approssimativamente, per ogni dieci italiani che sono emigrati all’estero, un paio sono riusciti ad affermarsi nel loro settore e per questo sono apprezzati dalla comunità locale, almeno quattro sono finiti a svolgere qualche umile lavoro lontano dai riflettori, mantenendo cioè un basso profilo (è l’esercito di camerieri e operatori call center che ogni anno lasciano l’Italia armati di belle speranze), ma purtroppo i restanti quattro si sono fatti schifare. Proprio così, senza giri di parole: molti italiani all’estero si sono letteralmente fatti schifare. E di questi italiani dovremmo tutti vergognarci, anziché vedere in loro i furbi che hanno fregato tutto e tutti. Perché sarebbe ora di una sana e onesta shame campaign? Perché è proprio a causa di certi elementi che la reputazione degli italiani all’estero – diversamente da quello che si crede in Italia – non è sempre delle migliori. E gli effetti li scontiamo poi tutti, indistintamente. Stentate a crederci? Volete alcuni esempi? In Inghilterra l’accesso al credito è oggi molto più difficile di un tempo. Questo perché per… Leggi tutto »