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Fertility Day: in difesa di Beatrice Lorenzin

La gente vede solo quello che vuole vedere. Soprattutto se con la coda di paglia o in malafede. Basterebbe questa frase per archiviare l’intera polemica sul Fertility Day, ideato e promosso dal Ministro della salute, Beatrice Lorenzin. Ma vediamo di capire perché il polverone sollevato dalle cartoline promozionali dell’iniziativa, oltre che pretestuoso, è anche fuori luogo. Quando si analizza un testo bisogna sempre tenere presente chi quel messaggio l’ha confezionato. Si tratta del più elementare processo di decodifica, grazie al quale possiamo inquadrare il senso del messaggio, evitando interpretazioni distorte. Partiamo quindi da una semplice costatazione: l’ideatore della campagna è il Ministero della Salute. Questo ci permette di inquadrare la questione della denatalità come problema sanitario. E sarebbe stato sufficiente fare un salto sul profilo Twitter della campagna per capire che l’iniziativa mirava solo a sensibilizzare sull’importanza della salute riproduttiva. Che cosa c’entrano, allora, tutte le accuse di fascismo, maschilismo, sessismo che abbiamo letto in questi giorni? Ma soprattutto: che cosa c’è di sbagliato in un Ministero della Salute che ricorda ai propri cittadini che fattori come fumo e obesità possono compromettere la fertilità o che la maternità presenta limiti temporali? Non è forse vero che, dopo una certa età, la procreazione, oltre che difficoltosa, espone a seri rischi sia la madre sia il nascituro? E allora quale sarebbe l’atto vile e barbaro di cui è responsabile la Lorenzin? E perché, per esempio, quando il Ministero della Salute mette in guardia dai rischi legati alla guida in stato di ubriachezza, non… Leggi tutto »

Si scrive Lunàdigas, si legge femminismo posticcio

Lunàdigas è un web-doc dedicato alle donne che hanno deciso di non avere figli. Il progetto ha attirato il mio interesse, essendo quello delle donne senza figli un trend in crescita in tutto l’Occidente (per via del cosiddetto paradosso demografico-economico). Il documentario che però hanno montato Marilisa Piga e Nicoletta Nesler, autrici di questo lavoro, è una sorta di Childfree Pride intriso di femminismo posticcio. Sia chiaro, chi scrive non ha nulla contro chi sceglie di non avere figli. E’ una decisione che va sempre rispettata e, in tutta onestà, stimo più una donna che decide di non avere figli per volontà personale o per semplice mancanza di un compagno adeguato, che una donna che viene presa dalla smania del figlio a ogni costo – poco importa come e con chi. Ma inquadrare decisioni individuali all’interno di un preciso framing narrativo per farne una campagna dal preciso significato ideologico è, a mio avviso, una scelta di dubbio gusto. E in poche parole, questo è Lunàdigas. Tra l’altro non mi pare che in Italia, oggi, ci sia tutta questa pressione sociale verso le donne che scelgono di non avere figli (per non parlare poi del resto d’Occidente). Anzi, mi sembra proprio che ci sia molta discriminazione nel senso opposto: donne che non vengono assunte dal potenziale datore di lavoro perché potrebbero andare in maternità o che magari vengono assunte, ma con stipendi molto più bassi rispetto ai colleghi uomini. Non stupisce, quindi, che – eccezion fatta per Melissa P., dalle poche idee e… Leggi tutto »