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Il web che condanna ora piange Tiziana Cantone

Tiziana Cantone era una ragazza napoletana di trentun anni, diventata famosa sul web per un video porno amatoriale nel quale praticava sesso orale al proprio amante. Della ragazza, in realtà, giravano diversi video, anche ben più spinti, ma solo uno di questi ha conosciuto una diffusione virale fino a diventare fonte d’ispirazione di svariati meme: quello del tradimento, appunto, dove il turpiloquio e le colorite prese in giro rivolte al fidanzato tradito hanno scatenato l’ilarità generale in tutto lo Stivale. Oggi apprendiamo dai giornali che la ragazza ha pagato a caro prezzo quella popolarità indesiderata. Tiziana Cantone si è infatti impiccata con un foulard nella casa in cui viveva con la madre. L’avvocato della ragazza, tempo addietro, aveva invocato il diritto all’oblio, riuscendo a ottenere dal giudice la rimozione del video in questione da motori di ricerca e social network. Tiziana sembrava quindi pronta a rifarsi una vita, aveva anche ottenuto il via libera per il cambio d’identità, ma lo sconforto deve aver preso il sopravvento. Non spetta a me giudicare la figura di Tiziana Cantone e non intendo con questo post né riabilitarla né condannarla per le sue azioni. Voglio qui limitarmi a riportare i fatti, perché la vicenda offre interessanti spunti di riflessione e una riflessione sarebbe, a questo punto, doverosa, anche solo per evitare che certi episodi possano ripetersi ancora. Non è la prima volta, infatti, che storie del genere si verificano in Italia. Se la memoria non m’inganna, un caso analogo – il primo di rilevanza… Leggi tutto »

Se Dio vuole, vi riassumo l’Italia intera

Contravvenendo alle indicazioni che io stesso ho consigliato a chi si appresta a trasferirsi all’estero, questa settimana mi sono lasciato prendere dalla nostalgia di casa e sono andato a vedere al cinema un film italiano (ricordo a chi mi legge che al momento sono di stanza in un Paese dell’Europa centro-orientale: i film italiani non sono quindi il mio pane quotidano). La pellicola in questione? Se Dio vuole di Edoardo Falcone, qui all’esordio cinematografico, prontamente premiato sia col David di Donatello sia col Nastro d’argento nel 2015, anno di uscita del film. La trama si riassume facilmente. Da una parte c’è Tommaso, padre di famiglia, medico, ateo convinto; dall’altra il figlio Andrea, un ragazzo riservato che il padre crede essere gay e che invece, una sera, sorprende tutti con un’inaspettata ammissione: «voglio diventare sacerdote». Tra i due, don Pietro: carismatico e istrionico uomo di Chiesa. Tommaso lo accusa di aver manipolato il figlio e ingaggia così una divertentissima quanto surreale battaglia. La pellicola, affidata a un cast di tutto rispetto – Marco Giallini, Alessandro Gassmann, l’immancabile Laura Morante (riuscireste a immaginare un buon film italiano di questi anni senza la sempre-affascinante attrice toscana?) – è una commedia che difficilmente potrebbe spingere lo spettatore a rispecchiarsi negli eventi che si susseguono durante il film. Il numero di famiglie che potrebbero, oggi, ritrovarsi in situazioni come quella di Tommaso e del figlio Andrea è risibile e di presbiteri alla don Pietro certo non se ne vedono molti in giro. Pur non potendo far… Leggi tutto »

Quando la vis polemica è mera autoreferenzialità

Quest’intervento è la diretta continuazione del post “Chi crede che il credente, oggi, non creda più“. Per comodità darò per scontato che abbiate già letto il post precedente, risparmiando così ripetizioni inutili. Con “Babbo Natale, Gesù adulto” Maurizio Ferraris ha perso l’occasione per indagare in maniera neutrale un argomento, quello della fede nella società secolarizzata, che meritava sicuramente di essere approfondito con maggiore serietà, mettendo cioè da parte posizioni ideologiche e pregiudizi di varia natura. Le reali intenzioni dell’autore sono chiare da subito, è l’impostazione stessa del discorso a fugare ogni dubbio: Ferraris, infatti, riduce l’intero discorso sulla fede a un solo punto, quello della resurrezione, sfruttando a proprio vantaggio le parole di Paolo, secondo cui «se Cristo non è stato risuscitato, vana dunque è la nostra predicazione e vana pure è la vostra fede». Dimostrando, quindi, che la maggioranza dei credenti oggi non credono nella risurrezione, si può tranquillamente sostenere che i credenti rifiutano i dogmi e si rifanno, più genericamente, a una religione individuale, del cuore. Sul fatto che i credenti devoti, praticanti oggi non credano nella risurrezione, come ho già spiegato, nutro seri dubbi. L’intero discorso di Ferraris si prefigura quindi come un’autoreferenziale digressione sul nulla. Ma, anche accettando per assurdo l’idea di fondo, non c’è dubbio alcuno che se l’autore avesse davvero voluto chiedersi, con onestà intellettuale e senza pregiudizi di sorta, in cosa crede chi crede, avrebbe evitato di muovere la polemica partendo da un argomento, quello della risurrezione, che riguarda soltanto il mondo cristiano… Leggi tutto »

Chi crede che il credente, oggi, non creda più

Stando ai recenti dati pubblicati dal Foglio, le chiese oggi attirano un numero esiguo di fedeli. Constatazione dell’ovvio. Qualche anno fa, invece, un sondaggio del Giornale ci aveva raccontanto un altro aspetto interessante del cristianesimo odierno: in Italia, molti di quanti si professano cristiani, in realtà conoscono poco o nulla in materia di religione. Se a tutto questo aggiungiamo anche la crisi delle vocazioni, è chiaro che il cristianesimo oggi vive tempi difficili, almeno in Europa e, nella fattispecie, in Italia. Ognuno legge il fenomeno un po’ a modo suo. C’è chi dice che sia colpa (o merito) della secolarizzazione; chi trova negli scandali degli ultimi anni la causa primaria di questa disaffezione; chi accusa la Chiesa di essersi ammorbidita troppo su certe posizioni e chi invece la considera retrograda, incapace di apparire moderna agli occhi dei più. Un approccio diverso aveva provato ad abbozzarlo, anni fa, Maurizio Ferraris in un suo pamphlet dal titolo alquanto provocatorio: “Babbo Natale, Gesù adulto”. Il professore di filosofia teoretica si poneva all’epoca un semplice interrogativo: in che cosa crede chi crede? Lo spunto poteva dare inizio a una riflessione originale e brillante; purtroppo, però, l’argomento è stato poi sviluppato in modo a mio avviso fazioso e poco serio. All’autore, infatti, non interessava davvero indagare i termini della questione bensì muovere una polemica precisa e avvalorare, così, la propria tesi, che però era viziata da fallacie di fondo, nel metodo, e forzature varie. L’argomento richiederebbe lunga digressione e non è escluso che possa farne argomento per un… Leggi tutto »