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Sulle Olimpiadi di Roma hanno ragione i grillini

Chiariamo subito: sulla candidatura di Roma per le Olimpiadi 2024 hanno ragione i grillini – è senza dubbio da ritirare – ma non per le ragioni sostenute dal Movimento 5 Stelle. Il problema non sono i costi – esorbitanti e imprevedibili – né tantomeno le eventuali speculazioni dei palazzinari. Se smettessimo di avviare progetti frenati dalla paura di eventuali speculazioni, il Paese si fermerebbe oggi stesso. D’altra parte i controlli si applicano per una ragione precisa. A mio modesto avviso, si schierano contro la candidatura di Roma per le ragioni sbagliate anche i detrattori sistematici del Movimento 5 Stelle. Questi sostengono, più semplicemente, che la giunta grillina non sarebbe in grado di gestire un evento di questa portata, ma, per come la vedo io, non si tratta nemmeno di una questione di competenza, sebbene le capacità amministrative dei pentastellati possano destare motivate perplessità. Non c’è dubbio che il caos che si è abbattuto sulla gestione della capitale da quando Virginia Raggi è stata eletta sindaco non lascia presagire nulla di buono, ma è anche vero che nell’organizzazione delle Olimpiadi spesso hanno fallito anche amministrazioni esperte e competenti. Quindi il colore della giunta è, a mio avviso, irrilevante in questo caso. Ma allora perché affossare la candidatura di Roma? Per cominciare la proposta è irricevibile. Roma, infatti, da diverso tempo versa in uno stato di degrado pressoché totale. Una vergogna nazionale, più che un vanto. Ve lo assicura uno che ha vissuto in ben quattro capitali europee (Roma, Berlino, Lisbona, Budapest)… Leggi tutto »

L’ora delle decisioni irrevocabili di Storace

Se sarò eletto sindaco di Roma convocherò in Campidoglio l’ambasciatore dell’India e gli dirò che se entro dieci giorni non tornano in Italia [i due marò] chiudiamo tutti i ristoranti indiani in città! A pronunciare il solenne (e surreale) ultimatum non è stato un amante del buon vino all’uscita dall’osteria, bensì Francesco Storace, all’apertura della campagna elettorale. Nell’acclamazione generale, con tanto di gente che urlava “bravo, bravo!”, non rendendosi conto dell’assurdità delle parole. Del resto, come già sottolineava il buon Petrolini, «il popolo quando s’abitua a dire che sei bravo, pure che non fai niente, sei sempre bravo». Qualora fosse davvero necessario specificarlo, si tratta delle tipiche sparate di chi già sa che non si troverà mai costretto (dalla realtà) a dare prova di quanto promesso in campagna elettorale. L’elezione di Storace a sindaco di Roma, infatti, è probabile quanto la caduta di un asteroide sulla Terra nelle prossime ventiquattro ore. Storace lo sa e si lancia in proclami incredibili. Questione di visibilità. Ma anche ragionando per assurdo è chiaro che nessuno, neanche un fantomatico Storace-sindaco, potrebbe mai realizzare quanto solennemente strombazzato. In che modo, infatti, potrebbe mai far chiudere i ristoranti indiani che svolgono legalmente e secondo tutte le prescrizioni del caso la propria attività? Con un’ordinanza anti-curry? O introducendo a Roma un sistema di licenze basato sulla nazionalità del titolare? E’ chiaro che un’iniziativa tanto delirante non si potrebbe comunque realizzare in alcun modo. Grazie a Dio, verrebbe da aggiungere, visto il fine persecutorio. Servirebbe solo a far sprofondare l’immagine… Leggi tutto »