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Il web che condanna ora piange Tiziana Cantone

Tiziana Cantone era una ragazza napoletana di trentun anni, diventata famosa sul web per un video porno amatoriale nel quale praticava sesso orale al proprio amante. Della ragazza, in realtà, giravano diversi video, anche ben più spinti, ma solo uno di questi ha conosciuto una diffusione virale fino a diventare fonte d’ispirazione di svariati meme: quello del tradimento, appunto, dove il turpiloquio e le colorite prese in giro rivolte al fidanzato tradito hanno scatenato l’ilarità generale in tutto lo Stivale. Oggi apprendiamo dai giornali che la ragazza ha pagato a caro prezzo quella popolarità indesiderata. Tiziana Cantone si è infatti impiccata con un foulard nella casa in cui viveva con la madre. L’avvocato della ragazza, tempo addietro, aveva invocato il diritto all’oblio, riuscendo a ottenere dal giudice la rimozione del video in questione da motori di ricerca e social network. Tiziana sembrava quindi pronta a rifarsi una vita, aveva anche ottenuto il via libera per il cambio d’identità, ma lo sconforto deve aver preso il sopravvento. Non spetta a me giudicare la figura di Tiziana Cantone e non intendo con questo post né riabilitarla né condannarla per le sue azioni. Voglio qui limitarmi a riportare i fatti, perché la vicenda offre interessanti spunti di riflessione e una riflessione sarebbe, a questo punto, doverosa, anche solo per evitare che certi episodi possano ripetersi ancora. Non è la prima volta, infatti, che storie del genere si verificano in Italia. Se la memoria non m’inganna, un caso analogo – il primo di rilevanza… Leggi tutto »

Fertility Day: in difesa di Beatrice Lorenzin

La gente vede solo quello che vuole vedere. Soprattutto se con la coda di paglia o in malafede. Basterebbe questa frase per archiviare l’intera polemica sul Fertility Day, ideato e promosso dal Ministro della salute, Beatrice Lorenzin. Ma vediamo di capire perché il polverone sollevato dalle cartoline promozionali dell’iniziativa, oltre che pretestuoso, è anche fuori luogo. Quando si analizza un testo bisogna sempre tenere presente chi quel messaggio l’ha confezionato. Si tratta del più elementare processo di decodifica, grazie al quale possiamo inquadrare il senso del messaggio, evitando interpretazioni distorte. Partiamo quindi da una semplice costatazione: l’ideatore della campagna è il Ministero della Salute. Questo ci permette di inquadrare la questione della denatalità come problema sanitario. E sarebbe stato sufficiente fare un salto sul profilo Twitter della campagna per capire che l’iniziativa mirava solo a sensibilizzare sull’importanza della salute riproduttiva. Che cosa c’entrano, allora, tutte le accuse di fascismo, maschilismo, sessismo che abbiamo letto in questi giorni? Ma soprattutto: che cosa c’è di sbagliato in un Ministero della Salute che ricorda ai propri cittadini che fattori come fumo e obesità possono compromettere la fertilità o che la maternità presenta limiti temporali? Non è forse vero che, dopo una certa età, la procreazione, oltre che difficoltosa, espone a seri rischi sia la madre sia il nascituro? E allora quale sarebbe l’atto vile e barbaro di cui è responsabile la Lorenzin? E perché, per esempio, quando il Ministero della Salute mette in guardia dai rischi legati alla guida in stato di ubriachezza, non… Leggi tutto »

L’insostenibile leggerezza di Luca Bizzarri

Luca Bizzarri è un comico – dovrebbe fare ridere. E soprattutto dovrebbe limitarsi a fare quello. Al massimo, volesse dare sfogo alla propria vena polemica, potrebbe provare con la satira, ma in genere non è celebrato per quel tipo di comicità. I suoi contenuti non sono abbastanza, come dire… Sofisticati? Eppure, di tanto in tanto, Luca Bizzarri decide di improvvisarsi qualcosa di diverso, come quel comico – genovese anche lui, chissà che aria tira da quelle parti – che ha smesso di fare il comico per reinventarsi come politico. Ecco allora che anche il nostro Luca Bizzarri si fa serio e se ne spunta con qualche sparata di pessimo gusto, come quella che potete ammirare qui sotto. Dal tono e dall’argomento potete facilmente intuire che non siamo di fronte a una semplice battuta mal riuscita. Quella di Luca Bizzarri è a pieno titolo una provocazione semi-seria, come quelle che già inframezzava durante la conduzione delle Iene. A rendere ulteriormente insopportabile l’affermazione, è la leggerezza con cui Bizzarri esterna certi pensieri di fronte a una vasta platea di fan adoranti che, per tutta risposta, se la ridono compiaciuti. C’è chi persino dice all’attore di essere un genio per l’acume di quanto appena espresso… Ovvero un’affermazione stupida, qualunquista, irrispettosa verso miliardi di credenti e che può essere facilmente smentita dalla storia, oltre che dal buonsenso: ogniqualvolta qualcuno ha provato a mettere al bando la religione, le conseguenze sono state disastrose. Ma mi guardo bene dall’entrare nel merito della questione (l’affermazione, data la… Leggi tutto »

Vacchi e il vuoto esistenziale dell’italiano medio

Ho meditato a lungo se scrivere o meno questo post. Non mi andava di contribuire all’ingiustificato chiacchiericcio sulla figura di Gianluca Vacchi. Il punto è che non c’è neanche una valida ragione per parlare di un personaggio così irrilevante. In un Paese normale non ci sarebbe neanche bisogno di specificarlo – questa sarebbe un’ovvietà – ma l’Italia, non mi stancherò mai di ripeterlo, non è un Paese normale e dunque eccomi qui, a scrivere anch’io di questo Peter Pan quasi cinquantenne che tanto spopola sui social network. Per prima cosa proviamo a definire Gianluca Vacchi. Interrogato sulla questione, il viveur bolognese non ha alcun dubbio: imprenditore di successo. Ma cosa avrà mai fatto di tanto superlativo quest’uomo? Fondato la Apple italiana? Ideato un business innovativo? Dato lavoro a migliaia di persone? Nulla di tutto questo. Anzi, come spiegato da diverse testate, l’attività imprenditoriale del personaggio è tutto, fuorché esaltante: basti pensare che il nostro eroe non ha mai restituito alla Banca Popolare di Verona un prestito di 10,5 milioni di euro ottenuto nel lontano 2008. La First Investments spa – principale attività del dandy più chiacchierato dell’estate – non ha potuto rimborsarlo. Chi se ne frega, «enjoy» – direbbe il viveur. In realtà, Gianluca Vacchi deve molto all’azienda di famiglia, l’IMA, di cui possiede il 30% delle quote. L’azienda, però, è amministrata dal cugino Alberto, mica da Gianluca, che fin qui può dunque definirsi ereditiere e scialacquatore. Che dire poi di quell’orda ingiustificata di fan? Il fantomatico imprenditore ha dato prova… Leggi tutto »